Le agenzie di stampa si accendono quando le dieci di sera sono abbondantemente superate. Il colpo di scena è dirompente. Il Prefetto Andrea De Martino al termine della verifica della regolarità delle dimissioni dei 31 consiglieri, ha deciso di non sciogliere il consiglio comunale di Napoli. Dunque, il sindaco Pd Rosa Russo Iervolino resta al suo posto. Una nota della prefettura, diffusa in tardissima serata, spiega che le dimissioni presentate dai 31 consiglieri al notaio Elio Bellecca non determinano la fine anticipata dell’amministrazione cittadina perché è stata riscontrata una violazione dell’articolo 38 comma C del decreto legislativo della legge 167/2000.
In pratica, una delle lettere di dimissioni non è stata presentata contestualmente alle altre e comunque senza il conferimento della delega al notaio. E’ la lettera dell’esponente dell’Udc Fabio Benincasa, fino a un anno fa capogruppo del Pd. La prefettura di Napoli inoltre sottolinea che Benincasa non ha indirizzato le dimissioni al consiglio comunale, come prevede la norma. E ci sarebbero altre violazioni alle prescrizioni legislative. A questo punto tutto torna in ballo. Anche perché l’Udc starebbe maturando un ripensamento sulle dimissioni dei suoi tre consiglieri. E quindi, in teoria, nei prossimi giorni il consiglio potrebbe essere chiamato a discutere dell’ultimo bilancio licenziato dalla giunta e ancora in attesa dell’approvazione in aula. Con la Iervolino che resta ancora in carica e coi pieni poteri.
Nella nota prefettizia si ricostruisce nel dettaglio l’iter delle dimissioni. Protocollate il 2 marzo alle ore 21.55 col numero PG 201113872. E’ questo il plico che la Prefettura ha passato sotto la lente d’ingrandimento. “A seguito dell’esame del suindicato carteggio – scrive la prefettura di Napoli – con riferimento al documento a firma del consigliere Benincasa, sono state rilevate violazioni, art. 38 c. 8 del decreto legislativo 167/2000 che inficiano la validita’ delle dimissioni presentate, in quanto le stesse non risultano indirizzate al CC, pur se consegnate dal notaio Belleca al protocollo del Comune; sono contenute in un atto nel quale non risulta alcun riferimento alla delega conferita al notaio medesimo a presentare dimissioni al protocollo dell’ente, delega esplicitamente richiesta”.
“Alla luce di cio’, non puo’ quindi integrarsi l’ipotesi prevista dall’art. 141 c. 1 lettera BN3 e C3 del decreto legislativo 167/2000 – recita ancora il documento – non essendosi verificata la condizione della contemporanea presentazione al protocollo dell’ente delle dimissioni contestuali di meta’ piu’ uno dei membri assegnati all’ente, in vista di un ulteriore valutazione da parte di questo ufficio, si evidenzia l’illegittimita’ di dimissioni sottoposte a condizione nonche’ di atti di delega non espressi in forma scritta e inequivoca”. Anche per le dimissioni presentate da quattro consiglieri – Sanislao Lanzotti, Enrico Lucci, Francesco Vitobello e Gennaro Carbone – la prefettura ritiene che “la condizione apposta ‘con l’intesa che tale decisione dovra’ seguire le consequenziali procedure attraverso le forme convenute non appena altri 31 consiglieri avranno anch’essi rassegnato contestualmente le loro dimissioni’ non si e’ di fatto verificata”. “Di questo si prega di rendere edotti i consiglieri interessati”, conclude il prefetto De Martino. Annullate le dimissioni di Benincasa, il numero dei dimissionari scende a 30. Manca quindi il quorum della metà piu’ uno dell’intero consiglio, composta da 60 consiglieri, per far cadere la giunta Iervolino. Inoltre quattro consiglieri hanno firmato con la condizione che fossero proprio 31 le dimissioni contestuali, condizione che a questo punto non si è verificata.

Le agenzie di stampa si accendono quando le dieci di sera sono abbondantemente superate. Il colpo di scena è dirompente. Il Prefetto Andrea De Martino al termine della verifica della regolarità delle dimissioni dei 31 consiglieri, ha deciso di non sciogliere il consiglio comunale di Napoli. Dunque, il sindaco Pd Rosa Russo Iervolino resta al suo posto. Una nota della prefettura, diffusa in tardissima serata, spiega che le dimissioni presentate dai 31 consiglieri al notaio Elio Bellecca non determinano la fine anticipata dell’amministrazione cittadina perché è stata riscontrata una violazione dell’articolo 38 comma C del decreto legislativo della legge 167/2000. In pratica, una delle lettere di dimissioni non è stata presentata contestualmente alle altre e comunque senza il conferimento della delega al notaio.

E’ la lettera dell’esponente dell’Udc Fabio Benincasa, fino a un anno fa capogruppo del Pd. La prefettura di Napoli inoltre sottolinea che Benincasa non ha indirizzato le dimissioni al consiglio comunale, come prevede la norma. E ci sarebbero altre violazioni alle prescrizioni legislative. A questo punto tutto torna in ballo. Anche perché l’Udc starebbe maturando un ripensamento sulle dimissioni dei suoi tre consiglieri. E quindi, in teoria, nei prossimi giorni il consiglio potrebbe essere chiamato a discutere dell’ultimo bilancio licenziato dalla giunta e ancora in attesa dell’approvazione in aula. Con la Iervolino che resta ancora in carica e coi pieni poteri.
Nella nota prefettizia si ricostruisce nel dettaglio l’iter delle dimissioni. Protocollate il 2 marzo alle ore 21.55 col numero PG 201113872. E’ questo il plico che la Prefettura ha passato sotto la lente d’ingrandimento. “A seguito dell’esame del suindicato carteggio – scrive la prefettura di Napoli – con riferimento al documento a firma del consigliere Benincasa, sono state rilevate violazioni, art. 38 c. 8 del decreto legislativo 167/2000 che inficiano la validita’ delle dimissioni presentate, in quanto le stesse non risultano indirizzate al CC, pur se consegnate dal notaio Belleca al protocollo del Comune; sono contenute in un atto nel quale non risulta alcun riferimento alla delega conferita al notaio medesimo a presentare dimissioni al protocollo dell’ente, delega esplicitamente richiesta”.
“Alla luce di cio’, non puo’ quindi integrarsi l’ipotesi prevista dall’art. 141 c. 1 lettera BN3 e C3 del decreto legislativo 167/2000 – recita ancora il documento – non essendosi verificata la condizione della contemporanea presentazione al protocollo dell’ente delle dimissioni contestuali di meta’ piu’ uno dei membri assegnati all’ente, in vista di un ulteriore valutazione da parte di questo ufficio, si evidenzia l’illegittimita’ di dimissioni sottoposte a condizione nonche’ di atti di delega non espressi in forma scritta e inequivoca”.

Anche per le dimissioni presentate da quattro consiglieri – Sanislao Lanzotti, Enrico Lucci, Francesco Vitobello e Gennaro Carbone – la prefettura ritiene che “la condizione apposta ‘con l’intesa che tale decisione dovra’ seguire le consequenziali procedure attraverso le forme convenute non appena altri 31 consiglieri avranno anch’essi rassegnato contestualmente le loro dimissioni’ non si e’ di fatto verificata”. “Di questo si prega di rendere edotti i consiglieri interessati”, conclude il prefetto De Martino. Annullate le dimissioni di Benincasa, il numero dei dimissionari scende a 30. Manca quindi il quorum della metà piu’ uno dell’intero consiglio, composta da 60 consiglieri, per far cadere la giunta Iervolino. Inoltre quattro consiglieri hanno firmato con la condizione che fossero proprio 31 le dimissioni contestuali, condizione che a questo punto non si e’ verificata.