L'avvocato-parlamentare del Pdl Maurizio Paniz

Il caso Ruby si arricchisce della polemica fra maggioranza e opposizione sulla decisione presa ieri dalla Cassazione, VI sezione penale, chiamata a pronunciarsi su una vicenda che riguarda l’ex Guardasigilli Clemente Mastella. In sostanza e indirettamente una lezione di diritto all’avvocato Maurizio Paniz, il legale “ombra” del premier Silvio Berlusconi, il primo a sostenere, in tv e in parlamento, che la Camera doveva essere informata dai giudici sulla natura del reato contestato al premier.  Nella decisione della Cassazione invece, il concetto giuridico espresso da Paniz è stato completamente capovolto: si è deciso che spetta al giudice ordinario stabilire la natura ministeriale o meno del reato e che, una volta esclusa la ministerialità, non ha l’obbligo di informare la Camera di appartenenza dell’imputato che è anche ministro.

Questa la questione esaminata dalla Suprema Corte, chiamata a stabilire “se è abnorme, e quindi ricorribile per Cassazione, l’ordinanza con cui il gup, sulla eccezione di incompetenza funzionale sollevata dall’imputato, che all’epoca dei fatti svolgeva funzioni di ministro e che per questo invoca la competenza del collegio per i reati ministeriali – collegio mai precedentemente investito – non abbia, esclusa la natura ministeriale dei reati, informato di tale decisione la camera di appartenenza dell’interessato”. La soluzione adottata dagli alti giudici e’ la seguente: “Negativa, in quanto rientra nelle attribuzioni dell’autorità giudiziaria verificare i presupposti della propria competenza e non è prescritto, nell’ipotesi in esame, alcun dovere di informativa alla Camera di appartenenza dell’interessato”.

Paniz, nel frattempo, continua a ribadire la sua tesi e si è detto assolutamente non stupito. “La decisione della Cassazione di ieri della vicenda Mastella non solo non sorprende, ma è perfettamente in linea con una giurisprudenza consolidata ed inequivoca; nulla incide però sul conflitto di attribuzioni sollevato per la vicenda Ruby. In tal senso, chi mette in discussione quanto abbiamo sostenuto, dovrebbe rileggere la sentenza numero 241 del 2009 sul caso Matteoli e financo controllare le ultime cinque righe della memoria depositata dai pubblici ministeri della Procura di Milano al Gip dove l’invito a sollevare il conflitto di attribuzioni è assolutamente esplicito”.

Il capogruppo del Pdl nella Giunta per le Autorizzazioni a procedere della Camera dice che “non si possono confondere due iniziative giurisdizionali che hanno contenuti e sedi completamente diversi, e men che meno si può strumentalizzare una legittima decisione della Cassazione per contrastare una condivisibile e fondata iniziativa dei capogruppi Cicchitto, Reguzzoni e Sardelli, tesi a sollecitare l’esame di una proposta di conflitto di attribuzione che trova fondamento non solo in una delibera già assunta dalla Camera il 3 febbraio, ma in un quadro probatorio inequivoco che sostiene la competenza del Tribunale dei Ministri a valutare la fondatezza dell’accusa di concussione mossa al presidente Berlusconi”.