Le chiamano “casualities” le vittime civili di una guerra. Ma questi erano solo bambini. Martedì 1 marzo in Afghanistan un attacco aereo da parte dei militari dell’International Security Assistance Force (ISAF) ha ucciso nove bambini nella provincia di Kunar, nel Nordest del paese, nella valle di Pech. Stavano raccogliendo legna da ardere da riportare a casa. Una notizia che non ha avuto la giusta attenzione mediatica. Anche in Italia, dove i giornali l’hanno ripresa solo in modo parziale

Un video di Al Jazeera mostra le terribili immagini dei bimbi, tutti al di sotto di quattordici anni, composti su un asse, i piccoli corpi ornati di stoffe multicolori, e la folla che protesta, incitata dal mullah del villaggio. Pare che gli attacchi siano venuti dagli elicotteri armati in risposta al lancio di missili, ma le autorità militari hanno attribuito l’incidente a uno sbaglio di comunicazione.

In realtà questo ultimo incidente sembra sia parte di una campagna del terrore diretta alle popolazioni afghane. Spesso, purtroppo, non ci sono prove di queste atrocità, rimangono solo le parole dei sopravvissuti, e le vittime sono definite dalle autorità militari sempre come “ribelli” o “talebani”. Il 17 febbraio, per esempio, un altro attacco aereo ha ucciso 65 persone nel distretto di Ghaziabad, sempre nel Kunar. Fra queste, secondo il rapporto investigativo rilasciato il 27 febbraio dal governo afghano, 40 bambini al di sotto di 13 anni e 22 donne. Decine di altre donne sono rimaste ferite.

Subito dopo “l’incidente” il generale David Petraeus, comandante delle forze internazionali, ha negato che fossero stati uccisi dei civili e ha lasciato intendere che i residenti avrebbero ferito di proposito i propri bambini per sostenere proteste e rivendicazioni. Per i morti civili vengono infatti dati dei risarcimenti in denaro.

Per il massacro del 1 marzo, invece, Petraeus si è scusato personalmente con il presidente Hamid Karzai per i morti: “Purtroppo, evidentemente c’è stato un errore di comunicazione fra l’identificazione del luogo esatto dei ribelli e gli elicotteri che hanno compiuto l’operazione”. Avrebbero cioè sbagliato bersaglio.

Obama, in una telefonata fatta a Karzai martedì, si è detto “profondamente dispiaciuto” del massacro. Karzai, da parte sua, si è detto preoccupato che la ripetuta uccisione di civili possa aumentare l’odio verso le truppe di occupazione occidentale, che “causerà grandi problemi”.

Il giorno dopo l’uccisione dei nove bambini, il 2 marzo, centinaia di uomini si sono riuniti per protestare ad Assadabad, la capitale della provincia di Kunar. Un servizio di Radio Free Europe ha riportato che “dimostranti arrabbiati… portano le foto dei bambini che sono stati uccisi nell’attacco aereo. Gridano anche slogan contro il governo afghano e americano”. Un dimostrante ha dichiarato alla Reuters che non sarebbe la prima volta che “uccidono persone povere e innocenti. Non accettiamo le loro scuse. Si sono scusati anche in passato ma continuano a uccidere sempre di nuovo”.

L’escalation di violenza nell’area di Kunar sembra direttamente legata al piano, annunciato il mese scorso, di ritirarsi dalla Valle di Pech alla fine dell’anno. Le forze NATO cercano di fare più danni possibili alla popolazione civile per spezzare la resistenza, prima di ritirarsi nelle città. Di fatto, grazie a una combinazione di attacchi aerei e militari e azioni di operazioni speciali, pare che migliaia di civili siano stati uccisi nel 2010, anche se il numero ufficiale esatto è ancora da definire. L’anno in corso si preannuncia ancora più sanguinoso. Secondo fonti ufficiali afghane infatti oltre 200 civili sono stati uccisi in attacchi e operazioni militari nelle ultime due settimane di febbraio.

Solo quest’ultimo massacro però sembra aver svegliato le coscienze dei politici internazionali che, forse grazie al video di Al Jazeera, non hanno potuto negare l’evidenza. “L’uccisione di bambini per gli attacchi aerei in Afghanistan è causa di profonda preoccupazione” ha detto Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. “Bisogna rivedere completamente le procedure in modo che siano prese tutte le precauzioni necessarie perché i bambini non diventino vittime collaterali nella complessa e instabile situazione afghana”. Coomaraswamy ha però accolto le scuse del generale Petraeus e il suo impegno ad aprire un’indagine sull’incidente.

Intanto, in questo balletto di scuse formali le famiglie piangono i loro figli. Questa volta forse sarà fatta giustizia, ma quanti altri incidenti sono stati taciuti in Afghanistan?