Che il federalismo sia ancora da fare lo conferma lo stesso Roberto Calderoli. E i quattro mesi di deroga chiesti dal titolare della semplificazione e approvati in Consiglio dei ministri oggi, forse non basteranno per realizzare completamente la riforma bandiera del Carroccio. Il voto di ieri alla Camera ha mostrato con evidenza che sul gruppo dei Responsabili la Lega non può fare troppo affidamento, con i movimenti come Forza Sud di Gianfranco Micciché. E la maggioranza a 314 voti è ben lontana da quella auspicata dallo stesso Umberto Bossi che si sentirebbe tranquillo con almeno venti deputati in più. Ma senza Berlusconi niente Federalismo. E la strada è ancora in salita.

Il primo a mostrare una crepa è stato Vasco Errani che, parlando da presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, ha definito decaduta l’intesa raggiunta con l’esecutivo. “Al governo abbiamo detto che, dal momento che non ha onorato i contenuti dell’accordo siglato nel dicembre scorso, l’intesa sul federalismo regionale per noi non c’è”. Immediato l’intervento di Calderoli per rassicurare i governatori. “Il governo ha raggiunto un’intesa con Regioni, Comuni e Province, a una serie di condizioni che intende rispettare completamente”, ha detto. “Pertanto il problema sollevato da Errani non si pone”, ha aggiunto il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord.

Ma il problema esiste. Tanto che persino “l’amico governatore lombardo”, Roberto Formigoni, bacchetta il Carroccio: “Sono convinto che l’accordo con il governo e’ possibile a patto ovviamente che sia rispettato quanto avevamo stabilito negli ultimi incontri, in particolare l’accordo sulle risorse”. E se nella prossima conferenza Stato Regioni i nodi potranno essere sciolti, ben più complesso sarà convincere gli amministratori del sud della bontà della legge approvata ieri alla Camera con la fiducia.

Che l’Italia sia spaccata in due lo conferma Confesercenti: “”Sul federalismo appare esattamente divisa a metà. Il 42% è favorevole, il 42% contrario e un non irrilevante 16% non sa che pesci prendere”, ha detto Marco Venturi, presidente della Confeserceti. “Siamo un Paese che vive nell’incertezza e nel timore di un peggioramento delle condizioni economiche e sociali. Occorre accompagnare l’introduzione dei provvedimenti legislativi con una operazione di grande chiarezza soprattutto sulla pressione fiscale. Se le imposte continueranno a salire verrà compromessa la speranza in una vera ripresa. Non è infatti possibile sentire ogni giorno parlare di nuove tasse, mentre invece sarebbe indispensabile cominciare ad allentare la morsa del fisco su imprese e famiglie”, ha aggiunto. “Non è saggio ignorare i timori di tanti cittadini del Sud senza dare risposte forti ricreando condizioni utili allo sviluppo. Ma soprattutto la politica dovrebbe ritrovare un terreno di confronto costruttivo che oggi manca”.

Politica spaccata sulla riforma del Carroccio almeno quanto il Paese. Gianfranco Fini oggi è tornato a ribadire i suoi dubbi sulla legge. “Il paradosso con il varo del federalismo municipale, è che i Comuni saranno ancora più dipendenti dai trasferimenti delle risorse statali e in più c’è il rischio per i cittadini di un aumento delle imposte”, ha detto il presidente della Camera. “A quando il federalismo istituzionale?”, ha poi chiesto Fini, sottolineando che senza la riforma istituzionale dello Stato “l’assetto federale è monco e i decreti sul federalismo rischiano di essere improduttivi”.

Infine l’invito in tema di riforme istituzionali: “Almeno le regole del gioco bisogna cercare di scriverle insieme”. Ci sono ancora quattro mesi, dicono dalla Lega. Ma la proroga è stata letta come un segnale di forte debolezza e incertezza della maggioranza. “E’ il segno della fatica con cui questa maggioranza gestisce un processo complesso”, ha detto Sergio Chiamparino, presidente dell’Anci. “Noi facciamo quello che abbiamo sempre fatto, staremo nel merito e faremo emendamenti quando vedremo i testi”.