Controffensiva del regime di Gheddafi. In Libia sono in corso da questa notte intensi bombardamenti degli aerei del regime di Muammar Gheddafi sulla città di Marsa el Brega, in Cirenaica, a cento chilometri a ovest di Bengasi. Lo hanno riferito testimoni oculari ad al Arabiya. Le forze del regime vogliono riprendere il controllo, ma i manifestanti non cedono. L’esercito di Gheddafi, partendo dall’aeroporto della città costiera, ha bombardato intensamente con carri armati e artiglieria pesante le roccaforti dei rivoltosi, con combattimenti feroci vicino al porto come hanno raccontato alcuni testimoni oculari. Secondo alcune fonti le truppe di Gheddafi sarebbero penetrate in città ma l’inviato di Al-Jazeera a Brega ha riferito che i ribelli hanno respinto l’attacco e mantengono il controllo del centro abitato.

Il Consiglio nazionale libico degli insorti nell’est della Libia ha chiesto raid aerei sotto egida Onu contro mercenari stranieri utilizzati dal leader Muammar Gheddafi per combattere il suo stesso popolo. Lo ha detto un portavoce del Consiglio basato a Bengasi, Hafiz Ghoga, aggiungendo che “la presenza di qualsiasi forza straniera sul suolo libico è fortemente osteggiata. C’è una grande differenza fra questa e i raid aerei strategici”.

LE PAROLE DI GHEDDAFI – Intanto il colonnello appare nuovamente in pubblico a Tripoli, in un discorso tv in occasione del trentaquattresimo anniversario “dell’instaurazione dell’autorità del popolo”. “Il futuro della Libia è nelle mani del popolo libico. Dal 1977 ho consegnato il potere alle commissioni del popolo libico. La comunità internazionale deve accettare il fatto che in Libia non c’è presidente che esercita il potere, perché il potere è nelle mani del popolo”. Gheddafi ha aggiunto di non essere lui a fare le leggi: “Le leggi sono emanate direttamente dal popolo attraverso i comitati popolari, non sono io a firmarle. In tutti questi anni io ho solo dato indicazioni di indirizzo – ha aggiunto – Ho fatto la mia rivoluzione nel 1969 e ho dato il potere al popolo, ho controllato lo svolgimento dei lavori dei Comitati popolari e ho cercato di creare i sindacati”. Il Rais ha poi messo in guardia la comunità internazionale su un possibile intervento in terra libica: “Se la Nato o gli americani entrano in Libia ci saranno migliaia di morti”. Il leader ha poi chiesto anche un’inchiesta internazionale: “In America, Francia, ovunque se lagente attacca i depositi militari per rubare le armi verrebbe colpita. Onu e Nato creino una commissione d’inchiesta per provare le stragi di civili”. Il Raìs si è poi rivolto al premier italiano: “Berlusconi ha detto che non controllo la Libia? Io gli rispondo che la famiglia Gheddafi è la Libia”.

AIUTI DELL’ITALIA – L’Italia allestirà ”in tempi molto rapidi” un campo di assistenza in territorio tunisino, al confine con la Libia, per dare “assistenza, cibo e cure mediche” alle decine di migliaia di profughi riversatisi dalla Libia in Tunisia. Lo ha ribadito oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini, aggiungendo che “le navi sono pronte a partire”, e questo avverrà entro 24-48 ore”. Gli aiuti italiani arriveranno anche a Bengasi: l’Italia invierà lì ”non appena ci saranno le condizioni di sicurezza” una nave per arginare l’emergenza umanitaria che si sta creando anche in Cirenaica, ha annunciato Frattini alla Farnesina, al termine di una riunione tecnica.

NO FLY ZONE – Il processo decisionale per stabilire sulla Libia una no fly zone richiederà tempo, e se verrà stabilita, sarà frutto di una decisione che è ancora “lontana”: lo ha detto il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, parlando alla Commissione Affari Esteri del Senato Usa. In Libia gli Stati Uniti stanno procedendo “con grande prudenza su eventuali azioni che si possono mettere in campo nell’ambito di azioni di sostegno a missioni umanitarie”, ha detto Hillary Clinton. Parole che hanno seguito quelle del ministro della difesa americano Robert Gates, che ha detto che la creazione di una no fly zone richiederebbe un attacco contro la Libia per difendere le difese aeree.

ONG: “FINORA SEI MILA MORTI” – E’ di 6mila morti dall’inizio dell’insurrezione il bilancio delle vittime in Libia. Lo annuncia la ong ‘Lega libica per i diritti umani’. Secondo il portavoce dell’organizzazione, Ali Zerdan, 3mila persone hanno perso la vita a Tripoli, 2mila a Bengasi e mille in altre città”. Intanto il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, Luis Moreno-Ocampo, ha deciso l’apertura di un’inchiesta formale sui crimini commessi in Libia dal 15 febbraio scorso.

LE REAZIONI UE – Dopo le sanzioni, l’Unione europea spiega chiaramente la sua posizione sul dittatore libico: “E’ tempo che Gheddafi se ne vada”, ha detto il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso.