B. invece di lavorare per il bene comune, è super impegnato a propagandare il suo martirio giudiziario in tutte le kermesse del Pdl: prostituzione minorile, corruzione, concussioni varie, diffamazione, frode e fondi neri. Si scaglia contro i magistrati milanesi, poi bacchetta i gay e la scuola pubblica, infine fa le pulci al lavoro del presidente della Repubblica. Contemporaneamente in Germania il ministro della Difesa zu Guttenberg annuncia le sue dimissioni perché accusato di aver copiato gran parte della tesi di dottorato. Ad ognuno il proprio stile.
Nell’immediato B. ha due obiettivi, oltre all’acquisto di nuovi parlamentari, la legge che mette il bavaglio alle intercettazioni e blindare la Rai cambiando alcune regole. A questo proposito è tornato in campo il moschettiere di Como Alessio Butti (di cui recentemente avevo scritto di un suo conflitto di interessi per essere consigliere delegato della concessionaria Media Nord di Como che raccoglie in esclusiva la pubblicità per il Corriere di Como e l’emittente EspansioneTv, in una telefonata, molto garbata, mi ha spiegato che questa società è stata liquidata qualche anno fa) con la sua proposta “Atto di indirizzo sul pluralismo”, rivista e corretta rispetto alla prima stesura. In particolare sono stati eliminati due principi: il divieto ai conduttori di trattare lo stesso argomento nell’arco della settimana nei vari talk-show. Del caso Ruby ne possono parlare tutti da Vespa a Paragone, passando da Floris e Santoro. La libertà da parte degli autori di decidere autonomamente gli argomenti da trattare mi sembra il minimo in un paese democratico. Il secondo principio eliminato riguarda il divieto di condurre trasmissioni a chi ha avuto un trascorso politico.
Questo l’ho trovato un po’ troppo coincidente con alcune scelte fatte in questi ultimi giorni dalla tv pubblica: il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi (ex parlamentare, ex sottosegretario), ad aprile sarà in prima serata su Rai1 con “Il bene e il male” e Giuliano Ferrara (ex parlamentare, ex ministro, ex candidato alle elezioni 2008), da metà marzo in onda dopo il Tg1. Butti ha raccontato ai sette venti che il suo “Atto” ha come scopo quello di accendere voci e non di spegnerle (l’obiettivo da colpire è sempre il solito Michele Santoro, nonostante i 6 milioni ascoltatori), l’arrivo di Ferrara purtroppo dimostra il contrario. Che lezione di pluralismo sarebbe stata se quello spazio dopo il tg fosse stato dato a quattro direttori, in turno settimanale, Ferrara, Padellaro, Belpietro, De Bortoli.
Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2011













