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di Paolo Flores d'Arcais | 2 marzo 2011

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Vademecum dell’oppositore

“E allora voi cosa proponete di fare?”. È questo il commento più frequente, talvolta con sottinteso polemico ma spesso solo per disarmato accoramento, con cui i lettori del Fatto intervengono sul sito discutendo gli editoriali di analisi politica. In realtà di proposte concrete su questo giornale ne vengono avanzate molte, direttamente o indirettamente. Provo a riassumerle in forma sistematica, di piccolo “vademecum dell’oppositore democratico”.

Infatti i sondaggi indicano per la prima volta che Berlusconi sarà (non “sarebbe”: sarà) sconfitto, ed è per questo che oggi non vuole che si vada al voto. Ma sarà bene non dimenticare come nel 2006 nel giro di poche settimane i partiti del centrosinistra riuscirono a dissipare ben 20 punti di vantaggio (e da quel quasi-pareggio sono nate le sciagure che ora stiamo vivendo). Insomma, fare bene opposizione è più che mai necessario, perché i sondaggi per la prima volta fausti e favorevoli sono la conseguenza non solo degli scandali strutturalmente consustanziali al regime delle cricche, ma delle lotte che si sono intensificate in questi ultimi due anni. “Non mollare” con l’impegno d’opposizione è dunque la conditio sine qua non perché la buona novella di Berlusconi in minoranza non finisca una volta di più cancellata dagli “assist” dell’inciucio, dell’insipienza e delle sirene del “non demonizzare”.

Ecco il sintetico vademecum per un’opposizione democratica e vincente. In Parlamento, in primo luogo. Volendo, lo si può paralizzare, rendendo improcrastinabili le elezioni anticipate. L’ostruzionismo è impotente, infatti, se occasionale, limitato a questa o quella legge. Insormontabile, invece, dall’attuale debolissima maggioranza, se sistematico in entrambe le assemblee. Cioè se realizzato contro ogni provvedimento, in ogni commissione, in ogni occasione di dibattito in aula, senza nessuna tregua o eccezione. Chiedendo di continuo la verifica del numero legale, la discussione sull’esattezza del verbale, aprendo di continuo discussioni procedurali sul rispetto del regolamento, intervenendo sull’ordine dei lavori, chiedendo la parola per fatto personale ad ogni insulto ricevuto… e naturalmente con il mare degli emendamenti e degli interventi sugli stessi (i cui tempi, in molte commissioni non sono contingentati). Se TUTTI i parlamentari di opposizione facessero sistematicamente TUTTO questo, la maggioranza soccomberebbe esasperata in poche settimane, anzi in pochi giorni. Molti dirigenti del Pd dicono che non è vero. Se sono in buona fede, perché non accettano due settimane di prova?

Sul territorio, poi. Mi limito a due esempi. Ci voleva davvero molto per concepire un manifesto con la raccapricciante immagine di Berlusconi che bacia l’anello a Gheddafi, e la scritta “Baciamo le mani!”, oppure “Compagni di merenda”, e un testo che, a seconda dei luoghi, si rivolgesse direttamente ai vari segmenti elettorali (all’elettore leghista, all’elettore moderato, ecc.) per chiedergli se è questo che intendeva con “tolleranza zero”, guerra a “Roma ladrona”, lotta ai regimi totalitari, e le altre infinite lepidezze delle campagne elettorali leghiste e del caimano? Manifesti del genere, se avessero coperto l’Italia, e fossero stati ripresi e martellati nei giorni scorsi in tv in qualsiasi intervento di parlamentari di opposizione, non avrebbero allargato e radicato lo scollamento tra i partiti di regime e la loro sempre meno convinta base elettorale? Sono cose ovvie (ai vituperati “agitprop” della sinistra di un tempo ne veniva in mente uno a settimana), ma non si sono viste.

Secondo esempio (lo avevo fatto su questo giornale mesi fa, torna di nuovo attualissimo). Contro la legge sul cosiddetto “processo breve”, o quella sulle intercettazioni, scegliere alcuni dei casi più clamorosi di cronaca nera, che più hanno toccato la sensibilità anche dell’elettorato conservatore e reazionario, che sulle mazzette fa spallucce (le torture agli anziani del “Santa Rita” di Milano, alcuni episodi di stupro, di maltrattamenti di bambini negli asili: purtroppo i casi sono tantissimi, c’è solo il doloroso imbarazzo della scelta), e per ognuno di essi fare un manifesto che si rivolga direttamente all’elettore chiedendo: “Vuoi anche tu che il colpevole resti impunito?” e la spiegazione che la legge proposta, con nomi accattivanti e ingannevoli, e che Berlusconi e Bossi insieme sostengono, proprio quell’impunità garantirebbe.

Ma anche il singolo cittadino può fare opposizione vera. Concretamente e ogni giorno. Perfino chi è iscritto al Pd, ma riconosce quanto debole (eufemismo) sia l’atteggiamento dei suoi dirigenti, potrebbe intanto collegarsi con i tanti altri militanti scontenti, anziché mugugnare in solitudine. Basta aprire pagine Facebook o collegarsi attraverso siti disponibili. Infine (ma primi in ordine di importanza) tutti i cittadini che sono scesi e continueranno a scendere in piazza: perché non danno continuità al loro impegno con una “opposizione fai da te”? Perché non realizzano un loro bricolage politico, fondando un club con gli amici, realizzando controinformazione, discussioni di approfondimento, iniziative locali di lotta (oltre ai manifesti di cui sopra)? Un tempo l’ostacolo era la sensazione di isolamento e di conseguente impotenza. Ma ora Internet consente di collegare tutto questo bricolage. Centinaia di club autonomi, con tutte le loro gelose diversità, ma in permanente dialogo e in solidale informazione/promozione delle reciproche attività, potrebbero essere la vera “spallata” al regime. Non chiedere più “che fare?”. Comincia a farlo.

Il sito www.micromega.net si impegna nei prossimi giorni a mettere a disposizione tale strumento aperto a tutti e collegato con tutti i siti che vorranno aderire (oltre a uno strumento per i dissidenti Pd e a uno per i cattolici della “Chiesa dei fedeli” in rivolta contro la Chiesa simoniaca di Bertone e Bagnasco).

Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2011

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