“Facciamo l’esempio di un cavallo. Se a un palio si azzoppa, viene messo in mano a un veterinario e spesso la decisione è quella di ultimare la sua vita con un’iniezione letale. Ma ci sarebbe un’alternativa. Il cavallo potrebbe essere chiuso in una stalla senza cibo né acqua. Morirebbe lo stesso, dopo due o tre giorni. In entrambi i casi si parla di eutanasia“.

E’ sceso in campo Alberto Zangrillo, primario al San Raffaele di Milano e medico personale di Silvio Berlusconi, ombra del premier in tutte le occasioni in cui il Cav abbia bisogno di un sostegno oppure, come oggi in Senato per la presentazione del suo libro dal titolo “Ri-animazione” (editrice San Raffaele), per fare da contraltare all’esperienza medica di Ignazio Marino (Pd) e provare a dimostrare che la nuova legge sul biotestamento è buona e giusta. Per prima cosa Zangrillo paragona il caso di Eluana Englaro con quello del cavallo azzoppato. Non solo: ripete continuamente di non volersi occupare di politica ma parla come un politico navigato tra i parlamentari del Pdl, si rivolge ai giornalisti pregandolo di scrivere “i virgolettati” e poi comincia: “Chi si oppone con i più vari argomenti (per esempio appellandosi all’articolo 32 della Costituzione) alla legge Calabrò vuole costruire il terreno per l’eutanasia”. Applausi in sala.

Poi, aggiunge, (sempre dal palco, ma fuori da quella che considera la dichiarazione ufficiale). “Io neanche lo conoscevo l’articolo 32 della Costituzione, perché nel mio lavoro non sono mai dovuto venir meno ai principi del paziente che vuol essere curato amorevolmente e mai abbandonato”. E che un medico non venga meno ai principi del paziente, è rassicurante. Inoltre Zangrillo chiarisce: “Sono obbligato a conoscere il paziente e il suo entourage (entourage, non famiglia, ndr) ma poi alla fine decido io”. Altri applausi. Esattamente come prevede la legge sul testamento biologico che sta per arrivare alla Camera: se un paziente dichiarerà le proprie volontà contro l’accanimento terapeutico, queste non saranno valutate. Perché la norma prevede che siano comunque garantite alimentazione e idratazione. “E per fortuna – spiega Gaetano Quagliariello, vice capogruppo dei senatori Pdl – altrimenti tutti quei giovani che hanno firmato, sull’onda dell’emozione del caso Englaro, il loro testamento su Facebook, potrebbero morire per la mancanza di un sondino. Senza sapere che il 99 per cento di coloro che fanno un incidente in motorino e va in coma poi si riprende completamente”.

Beppino Englaro ha aspettato 17 anni che la figlia si riprendesse, sufficienti a dimostrare che ciò non era possibile. Eppure Zangrillo, sempre senza voler fare politica ha attaccato con forza lo scrittore di Gomorra, Roberto Saviano: “E’ sceso in campo anche Saviano, un personaggio che ci invidia tutto il mondo (applausi di approvazione in sala, ndr) ma tutto ciò che dice su questo argomento per me conta zero perché non sa di cosa parla”. C’è tempo anche per qualche attacco, quelli sì applauditissimi, al presidente della Camera, Gianfranco Fini: “Ieri sera l’ho visto in tv – ha detto Quagliariello – e parlava della legge senza neanche averla letta. Così eviterà la brutta figura di andare in televisione a declamare il catechismo per contestare il disegno di legge Calabrò. Il disegno di legge e il catechismo, infatti, sull’accanimento terapeutico dicono la stessa cosa”. E fin qui di dubbi ce n’erano pochi. Ma uscendo dalla sala Zuccari del Senato, qualcuno tra quelli con le mani spellate dagli applausi si domandava: “Ma quale sarà il limite per una morte serena?”. La stessa domanda che Beppino Englaro si è fatto ogni giorno per 17 anni.

di David Perluigi e Caterina Perniconi