Dirk Hamer aveva 19 anni, 19 come le operazioni a cui fu sottoposto nei 111 giorni di indicibile sofferenza che ne precedettero la morte. Come se non bastasse, alla sua famiglia non fu risparmiata un’altra sciagura: l’uomo accusato di aver causato la morte del loro figlio e fratello la fece franca, dichiarato innocente da una giuria francese dopo un processo farsa di tre giorni. Come se non bastasse, rilasciato con tante scuse, il presunto assassino tornò alla sua dorata esistenza, omaggiato e riverito come si conviene all’ex erede di casa Savoia. Come se non bastasse, divorati dalla tragedia e da un senso di ingiustizia che ne scarnificò l’anima e il corpo, uno dopo l’altro i familiari del ragazzo squarciato da un colpo di fucile si ammalarono e morirono.
Ma Birgit, la sorella di Dirk, decise di resistere, dedicando l’esistenza a un sogno di giustizia ritenuto impossibile. Dopo più di trent’anni chi si ricordava più di quella notte? E chi avrebbe mai potuto disturbare quel Vittorio Emanuele di così alto lignaggio visto che ormai, leggi alla mano, mai più la giustizia avrebbe potuto afferrarlo?
Birgit restò fedele al giuramento perché sapeva che un giorno a Dirk sarebbe stato restituito in parte, molto in parte, ciò che gli era stato tolto. Quel video che il Fatto ha pubblicato e messo in rete (nel quale il Savoia ammette di aver sparato lui, vantandosi di aver “fregato” i giudici) non risarcisce una vita, ma la memoria sì. Nel ridicolo tentativo di liberarsi della sua stessa confessione, il Savoia sparacchia minacce di querela. Ci porti in tribunale. Potremo dirgli in faccia ciò che pensiamo di lui.
Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2011













