Difendere il Doma (Defense of Marriage Act), secondo cui i matrimoni “veri” sono quelli fra persone di sesso diverso, non è più responsabilità del governo federale degli Stati Uniti d’America. Anzi, il presidente Barack Obama, con una decisione storica, ha inteso sottolineare l’incostituzionalità di un atto che, figlio di tempi diversi, perpetua una forma di discriminazione verso gli omosessuali. Se singoli cittadini, dunque, sono legittimati a conservare la libertà di macerarsi nell’odio e nell’ostilità verso forme di amore che non intendono capire e “benedire”, il governo può, invece, stabilire, in maniera chiara e precisa, che essere gay non è una colpa né una malattia e che ogni forma di persecuzione attuata nei loro confronti è incostituzionale.

Sebbene il mondo sia travagliato oggi da molto altro, sarebbe errato non fermarsi un attimo per celebrare questo momento tanto importante per chi da anni combatte per veder riconosciuti i propri, fondamentali, diritti di esseri umani. E non solo. Questo giorno è importante anche per chi crede profondamente nell’idea di un governo che garantisca uguali diritti  ai cittadini, a prescindere da convinzioni religiose o morali la cui influenza sarebbe inaccettabile in uno stato laico.

Per questo, vale la pena di sentirsi profondamente soddisfatti per la decisione di Obama.

Per questo, vale la pena di sentirsi profondamente soddisfatti anche per la decisione della corte federale di Washington che ha rigettato, senza se e senza ma, il ricorso che l’American Centre for Law and Justice, un gruppo religioso Cristiano, aveva avanzato contro la riforma sanitaria varata dall’amministrazione Obama. Secondo i responsabili del gruppo religioso, la riforma, obbligando i cittadini ad avere una forma di assistenza sanitaria, limiterebbe la libertà di chi intende affidarsi a Dio, e solo a Dio, per la propria salute. Se servisse, e certamente serviva, la Corte ha ribadito che gli Stati Uniti sono uno stato laico e, in quanto tale, il benessere del cittadino, per un presidente, viene (o dovrebbe venire) prima del benessere della sua anima, di cui ci si occupa in luoghi diversi dal Congresso. Per inciso, Obama, nella sfera privata, è un convinto Cristiano; fatto sta che, in quella pubblica, è il presidente degli americani. Di tutti gli americani.

L’augurio ora è che a due buone notizie ne faccia seguito un’altra: consentire agli studenti clandestini di acquisire lo stato di cittadinanza americana. Perché stare dalla parte dei diritti umani è giusto.