Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi

Dopo Mirafiori e Pomigliano arriva dal laborioso Nord Est un nuovo tassello della contrattazione “individuale”: i premi che da aziendali, si trasformano in “personali”. Premi su misura, insomma. Nei giorni scorsi si è scomodato addirittura il ministro del Welfare Maurizio Sacconi per benedire il progetto di rivoluzione del contratto integrativo che sta mettendo a punto la società dell’abbigliamento e del jeans trevigiana Replay (gruppo Fashion Box) tramite la società di consulenza Peoplerise.

“Basta con i premi a pioggia, noi vogliamo cambiare il sistema introducendo bonus su misura dell’impegno di ogni dipendente, dai manager agli operai”, ha promesso il vicepresidnete di Fashion Box (243 milioni di fatturato) Attilio Biancardi. Il sistema per ora è nebuloso, ma l’obiettivo chiaro: “Legheremo l’eventuale distribuzione dei premi a un dato livello di fatturato e utile, se gli obiettivi verranno raggiungi i dipendenti vedranno l’aumento, altrimenti nulla”, ha spiegato Biancardi al ministro e alle autorità arrivate fino ad Asolo, in provincia di Treviso, dove sta il quartier generale del gruppo dell’abbigliamento fondato una trentina di anni fa da Claudio Buziol e ora governato dagli eredi e, in maggioranza, da Matteo e Massimo Sinigaglia, figli di Paolo, ex presidente e socio della fallita compagnia aerea Alpi Eagles.

“Ogni lavoratore – ha continuato Biancardi – verrà premiato a seconda dei suoi risultati, dai manager ai dipendenti all’estero, abbiamo diversi negozi e due sedi commerciali e logistiche in Tunisia e Hong Kong”. Il ministro Sacconi ha applaudito: “E’ un segnale preciso che va nella direzione di una sempre maggiore compartecipazione nell’attività e negli utili delle imprese, il Nordest da questo punto di vista è sempre stato un esempio di questa filosofia, e anche la Cgil nel Trevigiano ha saputo adattarsi geneticamente a questo tipo di collaborazione, con l’ultimo patto territoriale dimostra bene”. Dunque anche per il “falco” Sacconi c’è una Cgil buona. Quello che però manca dai radar è la partecipazione nel capitale delle imprese, sponda tanto sospirata e vagheggiata dai sindacati più collaborativi, cioè Cisl e Uil. “Non abbiamo nessuna intenzione di aprire il nostro capitale ai dipendenti”, ha avvertito subito Biancardi. E tanti saluti al modello renano.

di Mario Como