No alle violenze in Libia. Ma occorre che “il fondamentalismo islamico non prevalga negli assetti futuri”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo agli Stati generali della città di Roma. ”Per tutta la notte siamo stati in contatto con i leader europei e americani per monitorare la situazione in Libia e in altri paesi del nord Africa – ha affermato il premier -. Quello che è importante è che non ci siano violenze, ma dobbiamo anche essere attenti a quello che accadrà dopo quando saranno cambiati questi regimi con cui noi trattiamo e che sono per noi importanti per la fornitura di energia. Dobbiamo fare attenzione a che non ci siano violenze ingiustificate e derive che recepiscano il dogmatismo anti occidentale del fondamentalismo islamico”.

Ma quello del fondamentalismo non è l’unico rischio che potrebbe scaturire dai disordini in Libia, secondo il governo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato del possibile arrivo di 200-300 mila persone in fuga dal Paese di Gheddafi. E sulla gestione del flusso migratorio, l’Italia attende dall’Unione europea risposte ufficiali sull’eventuale ripartizione degli immigrati in arrivo dalle coste nordafricane: “Non considero le fonti anonime, che sono un modo codardo di dire le cose senza metterci la firma sotto. E tutti quelli che hanno la responsabilità di dire no dovranno dircelo in faccia”, ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento in aula alla Camera, commentando le prese di posizione ufficiose filtrate nella serata di martedì.

”Abbiamo riflettuto sulla situazione migratoria, arrestata negli anni potrebbe riprendere se guerra civile dovesse portare a collasso del sistema” in Libia, perciò “non l’Italia da sola ma l’Europa tutta intera deve prepararsi per il prossimo futuro” all’arrivo di masse di immigrati dal Nord Africa. “L’Europa dovrebbe, dovrà prendere in seria considerazione – aggiunge il ministro – la proposta dei Paesi mediterranei dell’Ue di una solidarietà europea e della suddivisione degli oneri” dell’eventuale flusso migratorio.

“In Libia vivono oltre due milioni di non libici, il 30% popolazione residente: vengono da paesi dell’Africa sub-sahariana, del Magherb e del Mashreq – spiega Frattini – E’ evidente che la perdita di lavoro, la situazione di emergenza, il rischio della sicurezza personale, potrebbero indurre a cercare salvezza altrove”.

“Su oltre due milioni – conclude il responsabile della Farnesina – certamente una gran parte di loro non si imbarcherebbe verso l’Europa ma se anche solo il 10-15% si mettesse in marcia verso il Nord stiamo parlando di 200-300 mila persone la cui unica speranza sarebbe raggiungere i porti dell’Ue”.