Un po’ di tempo fa, uscì un bellissimo libro di Giovanni Sartori dal titolo Il Sultanato che fece scalpore perché il famoso politologo parlò della nostra amata e tanto agognata democrazia come un vero e proprio regno con a capo ovviamente lui, B. il Sultano.

Lo definì tale per via della sua politica interna, cioè il modo di procedere forzando qualsiasi legge e qualsiasi istituzione aprendo conflitti con i vari poteri dello Stato, nel continuo tentativo di assomigliare sempre più ad un monarca. Ma anche per i suoi usi e costumi libertini, primo fra tutti il bunga-bunga, che, più che un monarca, lo fa apparire semplicemente come l’ultimo dei sultani del Mediterraneo, in fondo degnamente accompagnato nelle sue amicizie da Ben Alì, Mubarak, Gheddafi e l’ultimo tiranno d’Europa, Lukashenko. Non potevamo non aspettarci una deriva autoritaria anche nel nostro paese.

In queste ore Tripoli è in un bagno di sangue, con aerei e mercenari a difesa del colonnello contro il suo popolo, e ciò che l’Italia, grande partner economico valutato la bellezza di dodici miliardi di euro l’anno, è riuscita a fare è stato condannare le violenze in maniera timida e contraddittoria dando piena simpatia al colonnello Gheddafi. Siamo praticamente fuori dalla linea politica comune dell’Europa per quanto riguarda gli esteri e lo saremo anche per quella economica se il popolo italiano non avrà in toto il coraggio di ribellarsi a quello che è l’ultimo sultano del Mediterraneo.

Abbiamo conosciuto davvero momenti migliori, perchè siamo stati quelli che l’Europa l’hanno immaginata e l’hanno costruita. Pensiamo ad Altiero Spinelli, prigioniero e dissidente politico a Ventotene durante il ventennio: riuscì a scrivere un manifesto dell’Europa nel peggior momento dell’Italia e dell’Europa stessa. E mentre la destra provieniente da De Gaulle in Francia,  i cristianodemocratici tedeschi e anche, nelle loro peculiarità e distinguo, i conservatori inglesi hanno sempre mantenuto un forte europeismo, questo centrodestra barbaro tutto italiano si è distinto per il suo irrefrenabile senso autarchico, xenofobo e antieuropeo, emarginando l’Italia da paese cofondatore a dependance degli ultimi regimi totalitari extraeuropei.

Basta, se non ora quando? Le parole che usiamo hanno un peso se il nostro senso etico della responsabilità sa dargli seguito. Mentre i sultani ad uno ad uno cadono per mano del popolo sovrano, il nostro sultanato addormentato rappresenta l’anomalia europea. Già qualche tempo fa il capogruppo dei Socialisti europei Martin Schulz ha attaccato Berlusconi frontalmente, parlando molto chiaramente di un uomo che non solo fa male all’Italia, ma umilia tutta l’Ue sia con i suoi dubbi comportamenti etici, morali e politici, sia con le sue dubbie amicizie.

Il nostro sultano ha concluso da tempo il mandato conferitogli non da una precisa volontà del Paese, ma da una minoranza spregiudicata che mina il tessuto sociale e l’unità d’Italia. Intendiamo festeggiare degnamente questi centocinquant’anni facendo cadere l’ultimo sultanato del vecchio continente.