Si avvicina il 6 di aprile, data della prima udienza del processo con il rito immediato per concussione e prostituzione minorile a carico del presidente del Consiglio. La Consulta ha da poco riportato il legittimo impedimento alla struttura originale, riaffidando ai magistrati il giudizio sulla legittimità dell’impedimento eventualmente rivendicato dall’imputato. I migliori cervelli legali del Cavaliere sono duramente impegnati nella ricerca  di una motivazione credibile che gli permetta di non presentarsi alla Corte.

Dove i giudici Giulia Turri, Carmen D’Elia e Orsola De Cristofaro nella funzione delle tre Parche sono in attesa di un presidente del Consiglio politicamente moribondo.

Dalle porche alle Parche

Sei di aprile, difficile momento
per il miglior statista del paese,
necessita un legale impedimento
per tenere lontano il bell’arnese

dal terzetto di donne che lo aspetta.
Fumano per trovarlo i cervelloni
di Gasparri, Ghedini, Paniz, Letta,
Longo, Frattini, Santanché, Sacconi:

la prima comunion di un nipotino,
con Gheddafi un incontro solidale,
la firma di un trattato col Kremlino,
l’anticipo per legge del Natale.

Un lampo a Bondi illumina la mente:
l’anniversario del gran terremoto
che L’Aquila distrusse totalmente!
Detto fatto, Angelino, il suo devoto,

alla Corte segnala quell’inghippo
ed a L’Aquila vola il Cavaliere
dicendo: “Della Corte me ne impippo,
me ne frego di quelle tre megere…!

Ma a L’Aquila ha trovato gli aquilani
che dentro il centro storico silente
spostano la macerie con le mani.
Nel vedere lo spergiuro presidente

il popolo ricorda le promesse,
i discorsi col casco rosso in testa,
i soldi che lo Stato non concesse
e a calci nel sedere gli fa festa.

E’ dolce immaginar che sia scappato
dalla Corte e da L’Aquila l’umét
ed esule ad Antigua diventato,
come Bettino Craxi ad Hammamet.