Duecentocinquanta tra sindaci e vicesindaci. Leghisti e lombardi. Riuniti nella sede del Comune di Milano e accolti dal sindaco Letizia Moratti, per ribadire la loro voglia di federalismo. A tutti i costi. E se il prezzo dovesse essere una riforma della giustizia su misura per i guai giudiziari del premier, tutti disposti a chiudere un occhio. In fondo, spiega il ventenne di Roccafranca Marco Franzelli, il vicesindaco più giovane d’Italia, “Berlusconi è sempre stato corretto, anche con noi alleati della Lega”. Insomma, “qualche prezzo lo si deve pur pagare”, ammette il senatore Roberto Mura, sindaco di San Genesio, “ma in ogni caso ci penserà Umberto Bossi, lui – sottolinea – non sbaglia mai”.

Lontani i tempi in cui il senatùr si scagliava contro i partiti tradizionali al grido di “Roma ladrona” e la parola d’ordine era secessione. Per chi ne sentisse la mancanza dovranno bastare le polemiche sui 150 anni dell’Unità d’Italia. “Un Paese che dopo 150 anni si fa spiegare l’inno nazionale da un comico ha qualcosa che non va”, ha detto Matteo Salvini, capogruppo per la Lega al Comune di Milano. Per tutti gli altri il nuovo motto è “federalismo”, anche a costo di una riforma della giustizia su misura. “Questa è l’ultima occasione per l’Italia – avverte il sindaco di Dello Ettore Monaco – altrimenti l’Europa scaricherà l’Italia e nell’unione rimarrà solo la Padania”.