La “tenaglia” che si stringeva su Michele Santoro e l’intera redazione di Annozero fu scoperta, nel novembre 2009, dal pm di una piccola procura con vista sul mare, quella di Trani, mentre indagava sugli alti tassi d’interesse di alcune carte di credito, le cosiddette “revolving”, con il marchio American Express. Fu così che il sostituto procuratore Michele Ruggiero, intercettando alcuni indagati, scoprì che millantavano conoscenze con il “direttorissimo” del Tg1, Augusto Minzolini, disponibile a non mandare in onda servizi sulle revolving. In realtà, il “direttorissimo”, non fece mai sconti all’American Express e alle sue carte di credito: mandò in onda quello che c’era da trasmettere sull’argomento. Il sospetto che potesse agevolare l’American Express, però, indusse gli inquirenti a intercettarlo e interrogarlo.
Appena uscito dalla procura, dopo il suo interrogatorio, il direttore del Tg1 ne parlò con il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, e finì indagato per rivelazione del segreto istruttorio (a dicembre la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del suo fascicolo). E – ciò che più conta – a partire dalle sue intercettazioni, il “sistema” messo in piedi per “chiudere” Annozero, venne alla luce. Di lì a poco il presidente del Consiglio finì iscritto nel registro degli indagati per due ipotesi di reato: “concussione” e “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”.
Garanzie ad personam
Le telefonate intercettate dal pm Ruggiero e dalla Guardia di finanza di Bari tolsero il velo al rapporto guasto tra il premier e l’Autorità che dovrebbe garantire la pluralità dell’informazione in Italia: l’Agcom era tartassata dalle telefonate del premier che, alla vigilia delle puntate di Annozero che avrebbero affrontato argomenti come il “processo Mills”, o le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza sulla trattativa tra Stato e mafia, pretendeva che il programma fosse sospeso prima d’andare in onda. “Ex ante”, come commenta un altro direttorissimo, quello della Rai Mauro Masi, impegnato nella sfibrante impresa di accontentare il premier da un lato, e tenere testa all’indipendenza di Annozero, dall’altra. Un’impresa impossibile, dice Masi, durante una lamentazione con l’ex membro dell’Agcom Giancarlo Innocenzi, “neanche nello Zimbabwe”. Ma Berlusconi insiste e finisce per mettere nei guai il sempre accondiscendente Innocenzi, che finisce indagato per favoreggiamento personale: durante gli interrogatori negò di aver ricevuto pressioni da Silvio Berlusconi. Ma le pressioni erano tutte lì, nero su bianco, scritte nei brogliacci delle intercettazioni: “C’ho un po’ di cazzi di problema con il Cavaliere”, dice a suo figlio Gianluca il 3 dicembre 2009, “perché stasera ci sarà la bomba atomica … da Santoro … il processo Mills… Spatuzza sul resto … capito … mi manda a fare in culo ogni tre ore praticamente”.
Ecco, il Cavaliere lo mandava “a fare in culo ogni tre ore”, gli ripeteva che l’Agcom, se non riusciva a bloccare Santoro, faceva “schifo” e i suoi componenti avrebbero dovuto presentare le dimissioni. E così Innocenzi, insieme con Masi (che non è indagato), cercava una soluzione al problema: Masi, consapevole che si poteva attaccare Santoro solo “dopo” una puntata, e non “prima”, elaborava lettere che inviava al presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, che però non le prendeva in considerazione. Innocenzi invitava Marcello Dell’Utri a scrivere esposti contro la trasmissione, affinché partissero le procedure ufficiali che avrebbero consentito l’accerchiamento di Santoro e della sua redazione.
Se non bastasse, Innocenzi allertava anche un alto magistrato, il consigliere del Csm Cosimo Ferri, che non è indagato, invitandolo a studiare una strada giuridica alla soluzione del problema. È proprio Innocenzi a rivelarlo, in una telefonata, parlando addirittura di un gruppo di giuristi “amici di Ferri”. La tenaglia che si stringeva intorno a Santoro e ad Annozero fu scoperta da Il Fatto Quotidiano il 12 marzo di un anno fa. Ed è interessante verificare cos’è accaduto, nel frattempo, ai protagonisti della vicenda.
La tesi del pm Ruggiero, approdata prima al tribunale dei ministri, e poi alla procura di Roma, sta reggendo il vaglio dei pm che l’hanno ereditata: segno che il pm della piccola procura aveva incardinato bene le sue accuse. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, pochi giorni dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano, però, gli inviò una pattuglia di ispettori ministeriali. Ruggiero aveva fatto bene il suo dovere, visto che gli ispettori non riuscirono a muovergli un solo appunto, né sulla competenza, né sull’uso delle intercettazioni. E comunque non fu sufficiente: chiesero al ministro un’azione disciplinare perché, dell’iscrizione Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, il pm non aveva informato il suo capo, Carlo Maria Capristo.
Tutti in carriera
L’ex consigliere del Csm Cosimo Ferri, invece, è stato eletto segretario nazionale della corrente Magistratura indipendente. Il numero delle concussioni addebitate a Berlusconi, con il “caso Ruby”, nel frattempo sono raddoppiate. Innocenzi s’è dimesso dall’Agcom e, visti i meriti acquisiti sul campo, ora presiede la “Invitalia”, cioé “l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa”. Al suo posto, nell’Agcom, il Senato ha nominato Antonio Martusciello: 48 anni, ex manager di Publitalia (azienda di Berlusconi), Fininvest (idem), fondatore di Forza Italia, ex deputato e sottosegretario di un governo Berlusconi. E se Innocenzi non può più alzare “il fuoco” su Annozero, c’è pur sempre Masi, che chiama in diretta Santoro per “dissociarsi” – ex ante, come neanche in Zimbabwe – dalle sue trasmissioni.













