Un appello e una raccolta di firme su Articolo 21 (vai alla pagina della petizione), in difesa di un giornalista, Antonio Condorelli, collaboratore di Report e de Il Fatto Quotidiano. Il cronista fino a pochi giorni fa era il direttore di Sud, una freepress che aveva turbato i sonni di molti potenti a Catania. Oggi quel giornale è senza direttore perché Condorelli è stato di fatto obbligato a lasciare.

Si è ritrovato con un’associazione, gli “Amici di Sud”, tirata su a sua insaputa che nel suo logo ha usato proprio la testata del giornale e si è resa protagonista di un’incredibile vicenda. Qualche settimana fa un’inchiesta di Condorelli aveva fatto luce sulla vicenda della moglie di un magistrato catanese. L’Associazione, riconducibile al legale della società editrice di Sud, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, inviò una denuncia contro il magistrato in questione usando proprio il logo con la testata del giornale. Da notare che dopo un’accanita resistenza, la moglie del magistrato ha sostituito proprio Fiumefreddo alla guida del teatro Massimo Bellini.

Da qui le dimissioni, con effetto immediato. La reazione degli editori è stata una sistematica campagna mediatica con l’unico scopo di screditare un giornalista già nel mirino a causa delle sue inchieste, che ha già avuto pesanti minacce mafiose e che per questo è sottoposto ad una forma di tutela personale decisa dalla Prefettura di Catania. Gli editori hanno pubblicato con cadenza quotidiana una raffica di pezzi nei quali Condorelli veniva dipinto come un personaggio ambiguo. Si parla di “frequentazioni di Condorelli di ambienti politici (…) da lui tenacemente tutelati, a scapito del giornale e dei suoi lettori” e ancoralo lo si accusa senza il minimo riscontro di avere rapporti ambigui di compiere azoni poco limpide per ottenere informazioni. “Quali sono le reali fonti che utilizza per i suoi scoop? – si chiedono gli editori – E quale tutela si deve garantire per continuare ad ottenere le sue famose carte? Investigazione o prostituzione”. Addirittura affermano di aver scoperto, restandone sconvolti, che Condorelli aveva aderito moltissimi anni fa al movimento giovanile della Fiamma Tricolore.

Tra le altre inchieste pubblicate dall’ex giornale di Condorelli è degna di nota quella sulla falsa certificazione medica con la quale si attestava che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo soffriva di un aneurisma all’aorta. Ma non solo. E’ sempre sua l’inchiesta che ha svelato l’affare dell’informatizzazione sanitaria che vede protagonista il marito della presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, e ancora la pubblicazione delle intercettazioni di Cimino e Mineo, esponenti vicini a Marcello Dell’Utri. Per non parlare delle notizie pubblicata su Il Fatto Quotidiano, in particolare dell’inchiesta a doppia firma che ha svelato che l’innominabile editore Mario Ciancio Sanfilippo è indagato a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa.

Condorelli il peccato più grosso l’ha commesso quando, insieme a Sigfrido Ranucci, ha realizzato l’inchiesta di Report “I Vicerè” sullo sfascio di Catania e sull’intreccio tra mafia, imprenditoria, politica ed editoria. Un’inchiesta devastante per i potenti della città. Insomma un giornalista scomodo, uno dei pochissimi che a Catania, ha avuto il coraggio di scrivere nomi, cognomi, fatti e circostante, ma soprattutto lo ha fatto documentando tutto.

L’attacco contro Condorelli ha suscitato poche ma significative reazioni. Oltre alla raccolta di firme su Articolo 21, a difesa dell’ex direttore di Sud si è schierato il coordinatore di Sinistra ecologia e libertà, Giovanni Vindigni. Soprattutto al fianco di Condorelli si sono schiarati i suoi giornalisti che hanno abbandonato in blocco il giornale e gli editori solidarizzando col Direttore. Il resto della città, così come è avvenuto in altri casi, è rimasta in silenzio. Tacciono le associazioni antimafia, tacciono i partiti, i sindacati. Assordante il silenzio dell’Assostampa e dell’Ordine dei Giornalisti. Tutti zitti, tutti distratti.

di Walter Rizzo

In risposta all’articolo pubblichiamo la lettera aperta Pierluigi Di Rosa e Alessandro Basile (Editori SUD e SUDPRESS.IT)

L’interruzione della collaborazione tra SUD e Antonio Condorelli merita alcune precisazioni, anche per evitare che il coinvolgimento di ignari quanto autorevoli interlocutori arrechi danno al loro stesso prestigio, personalità e associazioni che servono impegno e valori troppo alti per essere strumentalizzati da chicchessia. Comprendiamo il desiderio di Antonio Condorelli di accreditarsi come martire della Libera Informazione, ma le cose purtroppo non stanno così.
Premettiamo subito che in merito alle minacce subite non solo abbiamo espresso, e confermiamo, la massima solidarietà ad Antonio Condorelli, ma ne siamo oggetto quotidiano noi stessi e, in quanto editori, condividiamo tutti i rischi, se non di più, di chi gli articoli li scrive.
Infatti siamo stati noi stessi, appena appreso da Condorelli di minacce riferite, ad informare, attraverso i nostri legali, le autorità competenti ed a sollecitare, come risulterà dai relativi verbali, per egli la tutela necessaria, rinunciando alla nostra.
Siamo ancora in attesa di conoscere gli esiti dell’indagine della Procura di Catania, aperta a seguito di nostra segnalazione.
Su questi temi non ammettiamo superficialità o allusioni.
Ricordiamo che di SUD siamo gli editori e tutti gli articoli pubblicati hanno avuto la nostra piena condivisione. Così come continueremo ad offrire spazio ad Antonio Condorelli qualora trovasse difficoltà a pubblicare le sue inchieste.
Nessun IP del signor Condorelli è mai stato bloccato per impedirgli commenti, come da lui sostenuto nelle numerose interviste propalate, e anche questo sarà facilmente dimostrabile.

Noi chiedevamo, e pretenderemo dalla prossima direzione, di investigare a 360 gradi sull’intero sistema di potere, senza riverenze per nessuno, e invece ci è parso, e siamo pronti a dimostrarlo, che il direttore abbia posto sotto tutela alcuni personaggi al centro di gravissime indagini. In ogni caso, il fatto che numerosi lettori percepissero come parziale la nostra informazione, basta e avanza per contestarne la linea!
In ultimo, ma solo in ordine di tempo e non certo per importanza, apprendevamo pochi giorni addietro che il direttore di una testata con editori dichiaratamente liberali è stato di recente non un semplice militante, ma il Segretario Nazionale di un movimento di stampo neofascista e antisemita che indulgeva in “saluti romani” rivolgendosi ai suoi “camerati” con la “fiamma nel cuore” e che di tale fatto non si è ritenuto informarci, esponendo la testata alla possibilità di fondate obiezioni da parte di quanti potevano dichiararsi oggetto di attacchi strumentali in forza della fede ideologica del Condorelli. L’abbiamo ritenuto un rischio non sopportabile, oltre che una insormontabile violazione della fiducia.
Si sarà liberi o no di scegliere i propri collaboratori se non in virtù di una piena condivisione ideale, quantomeno evitando la più radicale incompatibilità?
Non basta tutto questo per interrompere una collaborazione senza che si tenti di accreditare inesistenti martiri, coinvolgendo ignari e forse un po’ superficiali sostenitori?
Se per chi raccoglie firme o scrive articoli frettolosi e tendenziosi, la pregiudiziale antifascista è superabile o comunque non sufficiente ad interrompere un rapporto così delicato come quello tra editore e direzione, è un segno dei tempi che non intendiamo accogliere.
Avremmo potuto anche consentire l’insorgenza di improbabili eroi, ma l’amore per la verità ed il fastidio nel veder citati a sproposito martiri veri che hanno allagato con il loro sangue le nostre coscienze, non ce lo consente.
Cordialmente

Questa la replica di Antonio Condorelli

Sino al 2006 ( avevo 26 anni) sono stato tesserato alla Fiamma Tricolore ed eletto leader del movimento giovanile. Mai un accenno all’odio, all’antisemitismo e al razzismo che condanno fermamente.

Mai un euro in incarichi pubblici o sottogoverni, solo passione e ideali essendo cresciuto in una famiglia di destra. Cosa che a Catania e in Sicilia tutti conoscono, compresi i miei ex editori.

Iniziando a scrivere ho interrotto il tesseramento e mi sono concentrato sui fatti, molto spesso -lo riconosco con piacere essendo anche un pò di sinistra (in senso sociale)- al fianco di veri comunisti: uomini e donne che lottano senza tornaconto personale. E in Sicilia sono tanti.

Da giornalista mai una consulenza o un ufficio stampa, mai una stretta di mano ad un politico senza telecamere in mano.

L’informazione d’inchiesta non può avere colori, ma soprattutto non può e non deve essere strumento di ritorsioni personali o politiche.

Il web è libertà, chi vuole approfondire storie e retroscena cerchi.

Chi cerca trova.

Antonio Condorelli