Salerno – Da almeno quattro anni tra Luigi De Magistris e i magistrati che guidavano la Procura e la Procura Generale di Catanzaro si combatte una intensa guerra giudiziaria. Una guerra nata dalla sottrazione illecita dei fascicoli Why Not e Poseidone all’ex pm del capoluogo calabrese. De Magistris, secondo l’accusa, è stato vittima di un complotto che ha coinvolto toghe, imprenditori, politici e massoni e che aveva lo scopo di impedirgli di portare fino in fondo le sue inchieste sul malaffare locale. Una guerra poi sfociata in decine di denunce e di esposti incrociati indirizzati a procure e Csm, dei quali hanno perso il conto anche i protagonisti di queste vicende. In mattinata l’europarlamentare Idv ha conquistato un ulteriore, piccolo, ma significativo successo. Il Gup di Salerno Vincenzo Di Florio ha rinviato a giudizio l’ex procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi per calunnia ai suoi danni. La prima udienza del processo si celebrerà il 14 aprile davanti alla Prima Sezione del Tribunale. Il rinvio a giudizio segue di due mesi una analoga decisione del Gup Vincenzo Pellegrino, che ha già mandato a processo Lombardi e altre sette persone per quella sottrazione illegale di fascicoli (apertura il 2 febbraio del 2011, rinviata al 4 aprile per un vizio di composizione del collegio). La Procura di Salerno ha visto accolta la loro tesi: dietro i provvedimenti anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i politici indagati. Tra i reati contestati a vario titolo agli 8 imputati spiccano la corruzione in atti giudiziari, punita con la reclusione fino a otto anni, la corruzione e la falsità ideologica.

La calunnia imputata a Lombardi riguarda uno dei filoni minori delle inchieste di Salerno. E nasce da un paio di verbali di De Magistris del 12 e del 20 novembre 2007, nei quali l’ex pm, sentito dal sostituto procuratore Gabriella Nuzzi, ipotizzava che il capo della Procura di Catanzaro avesse violato il segreto d’ufficio sugli accertamenti a carico di un magistrato della Direzione Nazionale Antimafia (Dna). Per quelle affermazioni, in un primo momento De Magistris è stato indagato per calunnia. In seguito la Procura salernitana ne ha chiesto il proscioglimento. Lombardi ha utilizzato un suo diritto processuale e si formalmente opposto alla richiesta di archiviazione con una memoria scritta. Ma le circostanze indicate nell’atto di opposizione, spedito con plico postale giunto a Salerno il 17 febbraio del 2010, gli si sono ritorte contro. Il vice procuratore nazionale della Dna Emilio Ledonne, ascoltato come persona informata dei fatti, ha infatti smentito la ricostruzione di Lombardi. Di qui la richiesta di rinvio a giudizio del pm Rocco Alfano, accolta dal Gup.