“Non preoccuparti per le voci che girano, sto con te, andiamo avanti con le riforme, manteniamo la parola”. Umberto Bossi, ieri, ha passato la serata a palazzo Grazioli, insieme allo stato maggiore del partito. Pur riconoscendo il momento difficile che sta attraversano il governo, il leader lumbard ha tranquillizzato Silvio Berlusconi sulla scelta di campo leghista, dopo l’intervista di ieri del giornale La Padania a Bersani e la successiva proposta sul federalismo del segretario Pd. Un vertice di poco più di un’ora per scambiarsi reciproche garanzie sulla tenuta della maggioranza al fine di portare a conclusione il progetto di riforme, a partire da quella pesante del federalismo.

Bossi da un lato rassicura, dall’altro avverte il Cavaliere: va rilanciata l’azione di governo, va data una “scossa” alla maggioranza e al governo per portare avanti il programma in sicurezza. In caso contrario meglio staccare la spina e rivolgersi agli elettori. Per questo motivo, i vertici del Carroccio hanno chiesto forti rassicurazioni sull’ampliamento della maggioranza, anche in vista di un riequilibrio dei numeri nelle commissioni parlamentari che rappresenanto un importante snodo – hanno rimarcato i leghisti- per l’iter di qualasiasi provvedimento. E dell’importanza dei numeri Bossi è tornato oggi: “Se il governo li ha, va avanti. Se non ci fossero, allora cade da solo”, ha risposto il Senatùr alle domande dei giornalisti sulla solidità della maggioranza.

Con il leader della Lega ieri il Cavaliere ha usato una serie di argomentazioni, sempre secondo quanto si è appreso, sulla possibilità concreta di rimpolpare la maggioranza in maniera sostanziosa per poter definire ed approvare in sicurezza le riforme portanti per il Paese.

Da qui l’impegno a spostare l’asticella della coalizione di centrodestra verso una quota sicura, un margine che il presidente del Consiglio ha fissato a 325. Numero già evocato lunedì mattina dal premier nella telefonata a Mattino 5. Quanto basterebbe, con tutti gli opportuni bilanciamenti, non solo a ottenere sempre un voto sicuro in aula ma anche per governare il lavoro dei parlamentini. Quelle commissioni necessarie alla Lega per approvare il federalismo. Proprio in una di queste, poche settimane fa, c’è stato il “pareggio” sulla legge-bandiera della Lega, che per un attimo ha fatto vacillare il governo.

Questa mattina a Omnibus su La7 è intervenuto un deputato della Lega, che ha dato subito il via al nuovo corso del rinsaldato patto Bossi-Berlusconi: “La magistratura – ha detto Luciano Dussin – si vuole sostituire a forza al potere legislativo: bisogna cambiare la Costituzione per quanto riguarda i modi e i comportamenti della magistratura”.