La decisione del gip di accogliere la richiesta di rito immediato a carico di Silvio Berlusconi ha scatenato, come prevedibile, le reazioni politiche. Con l’opposizione che invoca le dimissioni del premier e lo invita a farsi processare, e i fedelissimi del Cavaliere che invece accusato la magistratura a “orologeria”. Ma a spingersi in avanti è il Pd, con Pier Luigi Bersani che chiede le dimissioni di Berlusconi e il voto anticipato. E se Benedetto della Vedova, capogruppo alla camera di Futuro e Libertà, invita a non fare una guerra alla magistratura, la Lega lascia a Federico Bricolo, capogruppo al Senato, l’unico commento: “Se con l’accanimento giudiziario contro Berlusconi, qualche magistrato pensa anche di indebolire il governo si sbaglia di grosso”. Roberto Maroni si limita invece a un laconico: “Non ho nulla da dire, non parlo di questo”.

“Chiederemo le dimissioni di Berlusconi per poi andare a elezioni anticipate, noi le chiediamo e le vogliamo “, ha detto Bersani raccogliendo la volontà espressa dall’intera opposizione. “Berlusconi si proclama perseguitato e innocente. Allora vada a difendersi davanti ai giudici come tutte le persone che non hanno nulla da nascondere”, ha detto il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini. “Risparmi al suo Paese la figura di un presidente del Consiglio processato per prostituzione minorile”. In linea Massimo Donadi: “Due italiani su tre non hanno più fiducia in Berlusconi, non c’è più una maggioranza e il Parlamento è immobile”, dunque, il premier “faccia l’unica cosa buona che può fare: si faccia giudicare, si dimetta e consenta al Paese di andare andare alle elezioni”, ha detto il capogruppo dell’Idv alla Camera.

L’Udc chiede che la “vicenda sia chiarita al più presto, nell’interesse delle istituzioni italiane”, dice il segretario Lorenzo Cesa. “Rispettiamo i magistrati milanesi che hanno scelto il rito abbreviato per Berlusconi, e nei confronti del premier siamo garantisti come per ogni imputato”. Per Fli Benedetto Della Vedova ammonisce: “I prossimi mesi non possono diventare un rodeo pro o contro la magistratura”. Quindi, ha sottolineato l’esponente finiano, “evitiamo di far precipitare il Parlamento in una discussione politica, in una guerra senza quartiere alla magistratura”.

Dalla maggioranza si grida al complotto. Rotondi invoca addirittura l’intervento del Capo dello Stato: “Mai nella storia d’Italia vi è stato un uso della giustizia così finalizzato alla lotta politica. E’ inevitabile un intervento del Capo dello Stato”, ha detto il ministro per l’Attuazione del Programma. Mentre per il guardasigilli, Angelino Alfano, il fatto che il gip di Milano abbia disposto il processo immediato nei confronti del premier significa che non ha tenuto conto di quanto votato le settimane scorse dalla Camera, dunque  questo è “un tema che attiene l’autonomia, la sovranità e l’indipendenza del Parlamento”. Vale, ha aggiunto, “comunque la presunzione di innocenza”. Secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini, “C’è il problema di spiegare alcune situazioni sorprendenti, come la scarsa tutela della privacy nel nostro paese”. “Non c’è un problema di tutela dell’immagine dell’Italia all’estero”, commenta poi il responsabile della Farnesina nel giorno in cui la notizia del rinvio a giudizio del premier fa il giro del mondo.

Maurizio Lupi si scaglia contro la procura milanese che “tenta di ribaltare l’ordine democratico” anche perché, gli fa eco Roberto Formigoni, “non esiste alcuna ipotesi accusatoria, mi sembra tutto una grande costruzione mediatica con poca sostanza”.  Fabrizio Cicchitto garantisce che “il governo va avanti, resistendo a questi tentativi di manomettere l’equilibrio politico del Paese”. Per il capogruppo del Pdl alla Camera “ci sarà la risposta dei legali del premier. Il governo, dal punto di vista politico – aggiunge Cicchitto – porterà avanti la sua azione non facendosi distogliere da questo tentativo di modificare il quadro politico attuale”. Per il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, “la decisione del gip di Milano ricalca un copione perfino scontato. La situazione è davvero paradossale: non ci sono né i reati né le vittime, ma c’è il processo a tamburo battente, e soprattutto c’è un processo mediatico già in corso da settimane sotto forma di gogna anti-premier. Il silenzio dei garantisti di sinistra è un epitaffio politico per loro: è evidente il tentativo della sinistra, sconfitta sia nelle urne che nelle aule parlamentari, di usare la scorciatoia giudiziaria per una spallata. Ma non si illudano: non praevalebunt”.

La prima (e unica) donna dell’esecutivo a commentare è Stefania Prestigiacomo. Seguita da Maria Stella Gelmini. Il ministro dell’istruzione parla di “attacco alla sovranità popolare” da parte dei magistrati. Mentre il titolare dell’Ambiente sostiene che “Il giudizio immediato disposto dal Gip nel processo farsa contro Silvio Berlusconi conferma che la via giudiziaria in Italia è la continuazione della politica con altri mezzi”, ha detto il ministro dell’Ambiente. “Solo che da noi i processi al Premier sono l’unica politica che la sinistra, e purtroppo anche una certa piazza, sembra in grado di seguire. Ed è triste che ciò accada mentre il paese fronteggia un assalto di dimensioni bibliche alle nostre coste, mentre il Governo e’ impegnato a sostenere la ripresa dell’economia, lo sviluppo, il rilancio dell’occupazione”.

Agli esponenti della maggioranza si rivolge Anna Finocchiaro. Secondo la capogruppo del Pd al Senato “una maggioranza responsabile, se esistesse in questo Paese, dovrebbe convincere il premier a difendersi nel processo e non dal processo”, ha detto. “Berlusconi vada a difendersi davanti ai giudici come fanno tutti i cittadini che non si vogliono nascondere. La giustizia è uguale per tutti. Ma per la dignità sua e del Paese prima si dimetta: non è bene per l’Italia che un Premier si faccia processare per concussione e prostituzione minorile”.