Oggi il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell’ambito del caso Ruby. La data fissata è quella del 6 aprile e a quanto pare saranno tre donne a giudicarlo. Ora non si dica che i magistrati sono toghe rosse che lo perseguitano, anzi io dopo oggi rimango sconcertato di come gli stessi abbiano accolto così tout-court le richieste del governo per una riforma giudiziaria basata in primis sul processo breve. Berlusconi ha sempre sostenuto che la lentezza dei processi era un problema per il paese e che la macchina giudiziaria spendeva i soldi dei cittadini italiani per una burocrazia che non garantiva la certezza della pena e il giusto processo. Oggi la svolta è evidente: i giudici sono schierati con Berlusconi e il sistema giudiziario si dimostra come non mai efficientissimo. Si dovrà di fatto presentare il 6 aprile a meno di eventuali colpi di scena presso il tribunale di Milano e il finale appare tutt’altro che scontato. In molti evocano la fine sul modello del film “Il Caimano” di Moretti dove lui a margine della condanna parla di una magistratura eversiva che mira a ribaltare il voto popolare e il giudice naturale è il popolo.

Ha ragione Giuliano Ferrara a tal proposito il Berlusconi del 1994 quello della rivoluzione liberale, i principi liberali sono basati su una indipendenza dei poteri, una netta divisione che garantisce la salute pubblica di una democrazia. Ci sembra che tutto questo sia un tantino contradditorio e che l’attuale presidente del Consiglio più che ai principi di Don Sturzo e De Gasperi sia ispirato ai principi dei regimi totalitari dove il populismo è la matrice principale della politica di quegli stati a sovranità unica, dove il principe, il monarca o il sultano è al di sopra della legge. E’ vero anche che il vento della rivoluzione che spira dal Medi Oriente e che giorno dopo giorno sta sfaldando quei regimi è presagio di una presa di coscienza dei popoli oppressi. La sovranità appartiene al popolo, sì, ma il giudizio di fronte alla legge può e deve essere garantito solo ed esclusivamente da un sano principio liberale di separazione dei poteri. Sta di fatto che aldilà della mia vena satirica io sostengo in pieno il lavoro dei magistrati e oggi posso dire grazie a chi non si è piegato né alle minacce di una piazza che in realtà era fatta di figuranti e comparse e che la piazza reale ha già dimostrato nei giorni scorsi grazie alle donne, agli studenti, agli operai che sta solo da una parte: quella della Costituzione italiana. Ora dobbiamo saper dimostrare che manterremo fede agli impegni e dobbiamo rilanciare una mobilitazione a difesa della democrazia. Il 12 Marzo a Roma terremmo una grande manifestazione per la Costituzione e se è vero che libertà è partecipazione, partecipiamo!