Dopo la secca smentita di Cecilia Malmstroem, commissaria Ue per gli affari interni responsabile per l’immigrazione, anche Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, fa sapere che non risulta alcuna richiesta d’intervento da parte dell’Italia in merito all’emergenza sbarchi dalla Tunisia a Lampedusa.

Proprio Frontex, istituita nel 2004, ha il compito di agevolare la cooperazione tra gli Stati membri in materia di gestione delle frontiere esterne, con formazione del personale e assistenza alle autorità nazionali in caso d’emergenza. Ma mentre il ministro Roberto Maroni dava i numeri dell’emergenza sbarchi a Lampedusa (quasi 6mila persone dal 15 gennaio, 66 minori e 60 donne, presto altri 80mila arrivi) e chiedeva 100 milioni di euro a Bruxelles, all’agenzia Ue basata a Varsavia non risultava alcuna richiesta d’aiuto né di sostegno. Dichiarazioni che fanno eco a quelle della Malmstroem, che ieri si è detta “molto sorpresa dalle recenti dichiarazioni di alcune autorità italiane sulla presunta risposta lenta e burocratica data dalla Commissione europea alla richiesta d’aiuto italiana riguardante l’aumentata pressione migratoria proveniente dalla Tunisia. Sono stata personalmente in contatto sabato con le autorità italiane a cui ho chiesto se avessero bisogno del nostro aiuto per affrontare queste eccezionali circostanze. La loro risposta è stata chiara: no grazie, in questo momento non abbiamo bisogno dell’assistenza della Commissione europea”. Nel pomeriggio Frontex ha comunque promesso: “Aiuteremo l’Italia”.

Propio Frontex ha inviato in questi giorni una missione di esperti in Sicilia per fare il punto della situazione e aiutare le autorità italiane in affanno. “L’Agenzia è al corrente della situazione a Lampedusa che monitoriamo dalla nostra base di Piraeus in Grecia. Al 14 febbraio non abbiamo ricevuto nessuna richiesta ufficiale di assistenza dal Governo italiano, ad ogni modo, il nostro quartiere generale di Varsavia è pronto ad intervenire tempestivamente se ci verrà richiesto”. Stando alle dichiarazioni di Maroni, sembrerebbe che l’intervento auspicato sia l’invio di un contingente europeo di guardie armate lungo il confine così come fatto lo scorso ottobre in Grecia. In quell’occasione, l’impiego massiccio di squadre di intervento rapido alle frontiere (Rabit) per ariginare l’immigrazione clandestina lungo il confine turco aveva scatenato non poche critiche su Bruxelles.

L’Agenzia Ue è già intervenuta in Italia nel 2007 con le operazioni Nautilus ed Hermes per assistere alcuni Paesi, tra cui l’Italia, alle prese con massicci flussi d’immigrazione illegale proveniente dal Nord Africa e dal Medio Oriente. Tuttavia le statistiche Frontex mostrano che da gennaio a settembre 2010, i flussi migratori irregolari verso l’Europa siano diminuiti lungo tutte le loro direttrici generali, compresa quella centro-mediterranea (-20% in Spagna, -65% in Italia). Flussi che potrebbero subire un’impennata in seguito al crollo dei governi autoritari di Tunisia ed Egitto di queste settimane, regimi che in accordo coi i Paesi sud europei, secondo alcune associazioni umanitarie, avrebbero contribuito a stringere i rubinetti dell’immigrazione in uscita.

Intanto il Ministro Maroni ha inviato una lettera alla Commissione europea per chiedere 100 milioni per far fronte all’emergenza di Lampedusa. “Aspettiamo di riceverla in dettaglio per sapere quali sono le richieste concrete”, ha commentato Michele Cercone, portavoce della commissaria Malmstrom. “Ci sono fondi già stanziati e disponibili di cui l’Italia beneficia. Vedremo se c’è la necessità e la disponibilità di eventuali nuove misure di emergenza”. I fondi in questione sono il Fondo europeo per i rifugiati, quello per la gestione delle frontiere e quello per l’integrazione dei cittadini dei Paesi terzi. Si tratta di somme molto ingenti e stanziate su base quinquennale. Adesso bisogna vedere come sono stati spesi finora.