In un’Italia in cui le major hanno “tirato” il freno cessando di investire su etichette e artisti alternativi, c’è chi, aguzzando l’ingegno, è riuscito a trovare un modo originale di autopromuoversi confermando l’assunto che il talento, quando c’è, si manifesta in tutto il suo splendore.
Francesco Spaggiari, giovane cantautore romano, ha avuto una brillante idea per lanciare il suo disco d’esordio
Hotel Balima: esibirsi presso le edicole di Roma mettendo su veri e propri concerti “chitarra e voce”, dando così vita al RiEdicola Tour che dopo il successo ottenuto, presto lo porterà fuori dei confini romani.
In questi giorni, in concomitanza con il Festival, Francesco Spaggiari sarà a Sanremo per promuovere Hotel Balima, un disco che ha visto la luce in seguito a un lungo viaggio tra BArcellona, LIsbona e MAdrid.

Abbiamo incontrato Spaggiari prima della sua partenza per la Città dei fiori per saperne di più sul disco e sul RiEdicola Tour.

La prima domanda è d’obbligo: come è nata l’idea del RiEdicola tour?
Ero con il baule della macchina pieno di cartoni e una mole di copie di “Hotel Balima” che non avevo alcuna idea di come sarei riuscito a vendere; è stato allora che mi è venuto in mente lo slogan “riedicolizza la distribuzione” e in seguito l’idea del marchio, il sito Internet, i contatti con gli edicolanti, la normativa sull’arte di strada, il conto vendita e questa ‘insolita’ prima serie di dieci concerti gratuiti (uno in ogni edicola che avrebbe aderito al progetto e rivenduto il disco). Ho semplicemente invertito il processo per cui le edicole sono da sempre confinate alla dismissione di album ritenuti datati, per restituire alla libertà della strada la suggestione di una musica nuova, non ancora capace di grande distribuzione.

Che effetto fa suonare davanti a una platea fatta di turisti e passanti che prestano la loro attenzione in maniera casuale?
All’inizio ero molto distratto dal passaggio e faticavo a mantenere la concentrazione senza pensare continuamente al mio timore per la diffidenza di un pubblico (italiano) non avvezzo all’arte di strada. Poi – di settimana in settimana – quel mio stesso pregiudizio è stato scalzato dallo scambio di un entusiasmo imprevisto con ascoltatori sempre diversi, eppure improvvisamente attratti da un segnale nuovo: uno stimolo capace di richiamarne la curiosità, quindi l’attenzione e infine la fiducia.

In Hotel Balima si scopre canzone dopo canzone che c’è dentro una gran parte di te. Come è nato il disco? Qual è il sentimento di fondo che ti ha ispirato le canzoni?
La realizzazione di questo mio primo disco è stata proprio come lo sbuffo di una pentola a pressione: erano più di vent’anni che fantasticavo questo progetto musicale, ma non avevo mai avuto la costanza, il coraggio e anche l’incoscienza di perseguirlo come obiettivo reale, realizzabile e condivisibile.
E’ stato grazie ad alcuni amici musicisti (tra tutti Bernardo Nardini chitarrista e amico) che ho avuto il coraggio di accettare la sfida producendo un album seppure nella sua impulsività e imperfezione, in cui vi è il tentativo di rivelarmi come artigiano di canzoni, attraverso una progressiva comprensione del mio passato e la suggestione di un orizzonte futuro: è la mia personale declinazione dei sentimenti di un uomo in perenne tensione tra la musica e le parole.

Adesso ti prepari ad andare a Sanremo, ma non come concorrente del Festival. Che opinione hai di questa manifestazione?
Se avessi avuto un inedito adatto, non avrei certo esitato: Sanremo è un’occasione importante. Non la sola, certo. Ma è ancora l’unica capace di attirare così tanta attenzione, nel bene e nel male. Non ne ho una percezione da “addetto ai lavori” ma, se vorrai, mi riprometto di risponderti con puntualità e senza remore, una volta rientrato dalla mia spedizione garibaldina in terra ligure. Credo mi piacerebbe avere l’umiltà e il coraggio di tentare per le vie ufficiali. Ché poi, vedere Roberto Vecchioni calcare il palco dell’Ariston è già una suggestione così impagabile da offuscare ogni altro scetticismo (e forse vado lì proprio per incontrarlo rivela a bassa voce, ndr).

Il 12 febbraio nella splendida cornice di Trastevere, hai terminato il primo RiEdicola tour: proviamo a tirare le somme…
Tre mesi di promozione, dieci concerti in strada – numerosi extra, tra radio, collaborazioni e locali – ottime recensioni, il sostegno dello Snag e della Fnas (il Sindacato Nazionale Autonomo dei Giornalai e la Federazione Nazionale degli Artisti di Strada), ma soprattutto l’affetto e lo sprone di un pubblico crescente, numeroso, amichevole e bonario, tanto da spingermi ad affrontare anche la pianificazione di una seconda edizione estiva: con l’obiettivo di superare presto i confini romani. Un buon motivo per tentare l’esperimento sanremese, con una sorta di vacanza studio e di lavoro dal 14 al 20 febbraio prossimi.

La tua performance dal vivo riesce a trasmettere tutta la tua passione per la musica. Quali sono le tue ambizioni e dove vorresti arrivare?
Grazie (sorride, ndr), la tua schiettezza è un conforto prezioso. Vorrei prima di tutto – con il conforto della musica – riuscire a rovesciare il calendario delle mie abitudini, assieme a quello delle mie responsabilità: senza dover più considerare la musica come l’ultima cosa da fare a fine giornata, nel tempo libero e comunque ai margini di una vita ordinata diversamente. Negli ultimi anni ho condotto – senza apparenti ripercussioni, ma con sempre crescente stanchezza – due vite parallele e non proprio conciliabili; ora vorrei soltanto scrivere canzoni, avere la possibilità di raccontarle e che questo fosse il mio unico lavoro: la mia occupazione costante come il mio svago, a prescindere dal livello di popolarità che saprò guadagnare nella musica. Ho molto da imparare e – se non altrettanto – ancora molto da dire e da migliorare. Così, dopo il fuori programma sanremese, se è vero che tornerò a timbrare il cartellino, riprenderò subito a studiare e a raccordare le idee per un secondo disco: oltre a preparare dei concerti in formazione completa (con il gruppo di musicisti che hanno partecipato a Hotel Balima e qualche nuova collaborazione). Non nascondo che mi piacerebbe rientrare a casa con l’approvazione, il sostegno e la complicità di una produzione discografica capace di guidarmi nel superamento di quei limiti connaturati alla mia “ipotesi di carriera artistica”; ma ti assicuro che la passione e la determinazione che mi hanno spinto in strada hanno spalle larghe, ossa forti e gambe lunghe per continuare anche da sole.