La poetessa e attivista bengalese Taslima NasrinProprio oggi, mentre le nostre amiche, madri, sorelle, compagne, mogli, provano a costruire, per tutti e non solo per loro, una nuova idea di futuro, ci piace offrire ai lettori la voce di un personaggio straordinario, Taslima Nasrin, del Bangladesh: donna, scrittrice, medico e attivista femminista e per questo perseguitata e in fuga, icona di libertà, di lotta, di resistenza, di emancipazione.
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Felice matrimonio

La mia vita, come una striscia di terra,
è stata espugnata da un mostro.
Lui vuole il mio corpo sotto il suo controllo
così, se vuole può sputarmi in faccia,
schiaffeggiarmi sul viso,
e pizzicarmi il sedere;
così, se lo desidera.
Così, se vuole può derubarmi dei miei abiti,
e prendere la mia nuda bellezza nella sua morsa.
Così, se vuole può cavarmi gli occhi,
così, se vuole può incatenarmi i piedi,
se vuole può, senza scrupolo, frustarmi,
se vuole può tagliarmi le mani, le dita.
Se vuole può spargere sale nella ferita aperta,
può gettarmi pepe macinato negli occhi.
Così, se vuole, può tagliarmi le cosce con un pugnale,
così, se vuole, può legarmi e impiccarmi.

Voleva il mio cuore sotto il suo controllo
affinché io lo ami:
nella mia casa solitaria di notte,
sveglia, in preda all’ansia,
aggrappata alle grate della finestra,
lo aspetterei sospirando;
versando lacrime, preparerei pane fatto in casa,
berrei, come se fosse ambrosia,
i fetidi liquidi del suo corpo poligamo.
Così che, amandolo, mi scioglierei come cera,
senza mai volgere lo sguardo su un altro uomo.
Darei prova della mia castità per tutta la vita.

Così che, amandolo,
in una notte illuminata dalla luna
mi suiciderei
in un accesso d’estasi.

Traduzione di Raffaella Marzano