Duro faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano. Ieri pomeriggio per un’ora il premier ha tentato di convincere il presidente della Repubblica di essere vittima di una persecuzione giudiziaria per il caso prostituzione minorile. “Devo potermi difendere” ha detto alzando la voce e assicurando che l’inchiesta della procura di Milano cadrà nel nulla perchè non c’è nulla di rilevante penalmente. Poi Berlusconi ha proseguito sostenendo di nuovo l’esistenza di una sorta di complotto che mira solo a fargli lasciare Palazzo Chigi.

Napolitano, raccontano più fonti, lo ha ascoltato in un assoluto gelido silenzio. Ma quando Berlusconi ha parlato di un conflitto di attribuzioni da sollevare davanti alla Corte Costituzionale contro i giudici di Milano,  il presidente della Repubblica ha ripetuto punto per punto quello che aveva già detto a chiare lettere nel pomeriggio: “Il giusto processo è garantito nella Carta, basta strappi sulla giustizia”. E di fronte all’alto tono sempre più alto delle parole del premier lo ha invitato a calmarsi

Così Berlusconi, raccontano fonti politiche, supportato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta,(presente al colloquio e principale sponsor dell’incontro) , ha ingranato una mezza marcia indietro. E ha assicurato che il governo non farà forzature, ma andrà avanti con le riforme anche sul fronte delle giustizia, senza strappi e ricorsi a decretazione d’urgenza, nel rispetto della Carta. In particolare il presidente del Consiglio ha garantito a Napolitano di avere i  numeri in Parlamento per continuare la legislatura e che la maggioranza alla Camera si sta rafforzando.

Un fatto comunque è chiaro. Berlusconi è sempre più solo. E anche tra il Colle e Palazzo Chigi ormai la distanza è assoluta. Quello che il Quirinale pensa sul Rubygate, del resto, Napolitano lo aveva detto pubblicamente quando aveva inviato il premier  ad andare a sostenere le sue ragioni davanti ai giudici.

Si chiude così una giornata difficilissima per Berlusconi. Aperta dall’intervento  di Napolitano sul giusto processo e proseguita con un’intervista a Famiglia Cristiana del vice presidente del Csm Michele Vietti che avverte: “L’attività dei Pubblici ministeri e dei giudici non sottende disegni eversivi. Tutti devono rispettarla. E questo vale anche per il presidente del Consiglio dei ministri”. Gli strascichi delle polemiche degli ultimi giorni sono evidenti. “Il principio -sottolinea il vicepresidente del Csm- vale in particolare per chi ricopre incarichi istituzionali o incarna uno degli altri poteri”. Vietti boccia anche il ‘processo breve’ nel testo attualmente all’esame della Camera: “Chi non è d’accordo sul fatto che il processo debba essere breve? L’importante è che il processo diventi più breve rimanendo un processo, perchè se per farlo breve lo rendiamo monco del suo sbocco naturale, che è la decisione, allora semplicemente non abbiamo più il processo”.

In questo clima l’opposizione si è galvanizza. Antonio Di Pietro tuona: “Un richiamo all’ordine del presidente Napolitano – dice il leader Idv- in un paese normale dovrebbe da una parte indurre a buone ragioni il presidente del Consiglio e dall’altra farlo vergognare per come si è comportato finora. Il problema è che lui non si vergogna e non ascolterà il presidente della Repubblica”.

ll vice segretario del Pd Enrico Letta sostiene che ” le parole del capo dello Stato sono chiarissime. Noi difendiamo quelle parole che hanno tracciato un quadro rispetto al quale non si puo andare oltre”. Al Tg3 Letta denuncia che “Berlusconi ha varcato il limite, la soglia. Non si può andare avanti così, la situazione è oltre ogni limite. Ecco perchè la nostra richiesta di dimissioni, la parola torni ai cittadini”. Insomma pure il Pd, dopo molti tentennamenti, chiede apertamente le elezioni anticipate.

Attacchi a Berlusconi arrivano pure dai fininiani. La prima giornata dell’Assemblea costituente di Futuro e libertà per l’Italia si apre con un documento programmatico  in cui il nuovo partito lamenta “l’indebolimento della coesione nazionale e nazionale” mentre “chi governa” non ha arginato tale deriva e “si è abbandonato ad una strategia populista che non cerca soluzioni ma capri espiatori e facile consenso”.  E Adolfo Urso a prendere di mira il presidente del Consiglio per l’atteggiamento di fronte all’inchiesta sul caso Ruby: “Un uomo di destra – dice – non fa causa allo Stato, lo serve e se è al governo lo riforma. Un uomo di destra se ama la patria, non la porta nel fango, si occupa di riforma della giustizia e non ricorre alla Corte di giustizia europea”. E ancora, “Forza Italia è nata con gli spot, il Pdl rischia di morire con i video messaggio”.

Immediata la replica del vice presidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli: “All’amico Urso ricordo che grazie agli spot, e forse ai contenuti che c’erano dentro, è stato sdoganato dal postfascismo diventando perfino ministro della Repubblica. Quanto ai videomessaggi -prosegue- al momento ricordo solo quello del leader di Fli che prometteva al popolo italiano di abbandonare la presidenza della Camera qualora fosse stato accertato che l’appartamento di Montecarlo era nella disponibilità del cognato, il sig. Tulliani”.