Qualche sera fa, durante Otto e mezzo, Massimo de’ Manzoni, uno dei vicedirettori di Libero, nel tentativo di difendere al meglio il satiro di Arcore ha detto a Dario Franceschini una frase del genere (cito a memoria ma il senso era questo): “Voi attaccate Silvio Berlusconi non per la sua politica ma perché si mette le dita nel naso“. Il concetto ha fermentato nel mio cervello per un paio di giorni. C’era qualche cosa che non quadrava nella scelta difensiva. Poi ho capito. Il problema è proprio questo: un presidente del Consiglio non può mettersi le dita nel naso. Tutto qua. Non ne ha alcun diritto. Svuotiamo il campo dalle varie Ruby, facciamo tabula rasa solo per un attimo da tutto quello che è successo negli ultimi due anni. Ma voi ve lo immaginate un leader di una grande nazione che, magari durante un vertice internazionale, viene colto abitualmente con le dita nel naso? La prima volta passa. La seconda volta è gossip. Le foto farebbero il giro del mondo. Gli italiani verrebbero presi in giro in ogni angolo del pianeta. La terza volta diventa, giustamente, un problema politico. La quarta volta non ci sarebbe: il leader in questione si sarebbe già dimesso…

Mettersi le dita nel naso, ovviamente, non è reato. È “solo” questione di decoro e buona educazione. Tutti noi abbiamo il diritto assoluto di farlo dove più ci aggrada. Nessun poliziotto ci verrà a prendere a casa. Ma la società, chi ci sta attorno, ha il diritto assoluto di giudicarci per il nostro comportamento. Se un vostro collega ha quel vizietto durante le riunioni di lavoro, alla fine qualcuno glielo farà notare. Vale per tutti noi che non siamo nessuno, vale ancor di più per il presidente del Consiglio.

Così è: se una nazione non può permettersi un leader che si mette le dita nel naso, figuriamoci se può sopportare un leader come Silvio Berlusconi che ha fatto molto peggio. Magari qualcuno del suo entourage avrebbe dovuto dirglielo: “Presidente, non si mettono le dita nel naso“. “Presidente, così non si fa“. Magari con uno scappellotto educativo. Ma ormai, evidentemente, è troppo tardi… Lo sa tutto il mondo che è troppo tardi.