I risultati del referendum confermano che la quasi totalità dei sud sudanesi ha votato per la secessione delle regioni meridionali dal Nord e dal governo di Khartoum. Con una percentuale di votanti che non lascia ombre: oltre il 90 per cento.

Insomma, a luglio prossimo dovrebbe nascere il 54° Stato africano. È un evento storico per il Continente e uno sconquasso negli equilibri geopolitici nel cuore dell’Africa: tutti i rapporti con i Paesi vicini – e anche meno vicini – cambieranno; ci sarà la corsa all’accaparramento delle ingenti risorse del Sud (la maggior parte del petrolio, legname pregiato, miniere, terra, prodotti agricol); ci saranno diversi Paesi industrializzati (Stati Uniti in testa, che tanto si sono prodigati per il successo del referendum) ansiosi di tessere relazioni e rapporti con la nuova leadership politica; ci sarà un intero Stato da costruire, data la quasi totale assenza di strutture e infrastrutture del Sud Sudan.

Ebbene, l’Italia dov’è? Vivendo in questo Paese, viene quasi naturale gettare uno sguardo a eventuali segni di vita del nostro ministero degli Esteri e della nostra Cooperazione in relazione ad avvenimenti non dico epocali ma di una certa rilevanza internazionale. Invece nulla. Manco due righe di dichiarazione ufficiale di prammatica. Proprio nulla. Romano Prodi lamenta l’assenza di qualsiasi posizione unitaria europea sulla questione. Del nulla italiano nemmeno si occupa.

Certo, non è che sono in gioco i destini italiani nei rapporti col Sud Sudan. Ma è anche vero che questa occasione è soltanto l’ennesima conferma delle precedenti: sul piano internazionale la voce del nostro ministro degli Esteri non si leva mai, l’azione diplomatica non si vede, l’iniziativa italiana non esiste. Senza contare che disattendiamo agli impegni presi, tagliamo i fondi alla cooperazione (quest’anno minimo storico e fanalino di coda fra i Paesi donatori), non paghiamo in tempo nemmeno il fondo globale contro le pandemie dei Paesi poveri.

Oramai negli equilibri internazionali contiamo quanto il Lesotho (che sia per questo che ultimamente “buchiamo” tutte le corse a prestigiosi incarichi all’Ue e all’Onu? Che sia per questo che brillanti e qualificati esperti italiani vengono spesso snobbati a tutti i livelli?).

Non abbiamo mai brillato molto, nei consessi planetari, neanche al tempo della Prima Repubblica, ma in questi ultimi anni berlusconiani siamo proprio evaporati.

Tranne per un aspetto: lo sberleffo che la stampa internazionale dedica quasi quotidianamente al bunga bunga, alle festine di Arcore o alle prodezze sessuali del premier. Su questo sì, il nostro ministro Frattini si è affannato a intervenire con decisione e autorevolezza. Per far rispettare l’onore italiano.