Una delle ultime occasioni per ripeterlo fu nel 2009, a settembre, alla presentazione di un libro dello storico Biagio De Giovanni: “C’ è un anti-berlusconismo che sconfina in una sorta di sentimento anti-italianodisse Massimo D’Alema –  Questa concezione di una minoranza illuminata che vive in un Paese disgraziato è l’ approccio peggiore, subalterno, che possiamo avere. Piuttosto bisogna sforzarsi di capire le ragioni della destra. Una destra nuova, post-liberale, anzi spesso illiberale”.

Improvvisamente, ma non tanto, spuntò il “giovane del Pd”, Matteo Renzi, eletto sindaco a Firenze, detto il rottamatore, perchè un giorno sbottò: “Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani… Basta. E’ il momento della rottamazione. Senza incentivi”. Un paio di settimane dopo ribadì il concetto: “Io non ho nulla di personale contro D’Alema, Bindi, Veltroni e gli altri: ma non ce l’hanno fatta. E allora lo dico, col massimo rispetto e col massimo dell’umiltà, però lo dico: adesso basta, tocca ad altri. Il loro tempo è davvero finito”.

Oggi il rottamatore, attento al delicato equilibrio ambientale, ha già provveduto a riciclare  i rottami: “Sono molto colpito ha dichiarato alla Stampa perché ho tanti amici e mia moglie che esprimono il disgusto in generale per la politica e in particolar modo per il governo, un sentimento aumentato in questo momento dal caso Ruby, e dall’altro lato ho la convinzione che per sconfiggere Berlusconi de-fi-ni-ti-vamente non si deve cavalcare l’antiberlusconismo.

Col massimo rispetto e col massimo dell’umiltà, bisognerebbe avvertire Renzi che adesso basta, tocca ad altri, per esempio ai suoi tanti amici e a sua moglie.