Dunque oggi la procura di Milano ha chiesto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano il giudizio immediato per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per i reati contestati nella vicenda Ruby: concussione e prostituzione minorile. Se il gip Cristina Di Censo, entro cinque giorni, deciderà di rinviare a giudizio l’anziano premier, Berlusconi si troverebbe nuovamente imputato in un procedimento penale.

La procedura, in tutta questa squallida storia, è stata molto semplice. I magistrati, informati di due notizie di reato, hanno l’obbligo dell’azione penale, e dunque indagano l’indiziato. Che si chiami Silvio, Teresio o Ferdinando. Se non lo facessero sarebbero i magistrati a commettere un reato. E Berlusconi, comprese la situazione e la normalità della procedura, ha sorpreso tutti accettando la richiesta di giudizio immediato con molta filosofia:

“Una vergogna e uno schifo. Una vergogna. Non so chi pagherà. Pagherà lo Stato perché intenterò una causa allo Stato. La concussione non esiste, io sono intervenuto perché ero preoccupato di un incidente diplomatico internazionale. Io non mi preoccupo di me. Sono un ricco signore che può passare a fare ospedali per i bambini nel mondo come ho sempre desiderato. Su questa cosa dei processi, posso solo dire che sono una farsa, accuse infondatissime con finalità di sola diffamazione mediatica. I pm violano la legge, vanno contro il Parlamento, la procura di Milano non ha competenza funzionale. Attività che hanno finalità soltanto eversive”.

Parole di una gravità e di una pericolosità inaudite, prese però molto alla leggera dagli italiani: “Ma sì, dice sempre così, che c’è di nuovo?”. Di nuovo nulla, in effetti. Lo stile e la volgarità istituzionale rimangono tali e quali. Il pericolo però è rappresentato da un uomo che ormai non ha più alcun contatto con la realtà ed è disposto a tutto pur di far saltare le indagini di Milano. Con le buone e con le cattive. E’ un uomo che è cosciente di essere colpevole e di avere tonnellate di indizi contro, ma che non vuole sottomettersi alla giustizia italiana. Nei confronti della procura milanese ha un odio atavico e che instilla quotidianamente ai suoi adepti che gli perdonano bunga-bunga e minorenni. Un uomo che vuole fare causa allo Stato, uno Stato di cui lui è massima espressione, purtroppo aggiungerei, dopo il presidente della Repubblica. Causa allo Stato, che lui rappresenta e che dovrebbe tutelare sopra ogni cosa, perchè un potere della Repubblica indaga un cittadino come tutti gli altri.

Milano va fermata. A costo di cambiare le leggi, a costo di alzare l’età di Ruby, a costo di insultare inopinatamente i magistrati, a costo di esporli a gesti sconsiderati. Milano va fermata perchè il premier non è indagabile, non è imputabile, non è processabile. Ora che la sua fortezza, così come il suo corpo, sta decadendo, il despota è disposto a tutto. Stiamo in guardia, per noi è democrazia, per lui è guerra.