Mentre le donne si preparano alla manifestazione del 13, nella rete sta prendendo forma per il giorno precedente, 12 febbraio, una manifestazione promossa dal Popolo Viola che giorno per giorno sta crescendo di adesioni. In quasi tutte le città più importanti d’Italia , gruppi spontanei si stanno organizzando per una rumorosa protesta di pentole e coperchi. C’è chi, storcendo il naso, pensa che non sia sufficiente il folklore per far vacillare il governo e il consenso di Berlusconi, chi, per nulla timoroso di una giornata di “semplice” contestazione tra percussioni e musica , non si cura del crescente malcontento popolare.

Eppure su queste cacerolas all’italiana c’è un precedente storico che pochi conoscono in realtà. Dobbiamo fare uno sforzo mentale e culturale tornando indietro con gli anni fino al 1977, quando, il 30 aprile, le 14 componenti storiche dell’associazione Madri di Plaza de Mayo iniziarono insieme le loro manifestazioni pacifiche di fronte alla Casa Rosada, ovvero il palazzo presidenziale argentino. Azucena Villaflor de De Vincenti venne in seguito arrestata e detenuta in una delle prigioni segrete dell’Esma a partire dal 10 dicembre 1977. Il loro emblema, un fazzoletto bianco annodato sulla testa, è il loro simbolo di protesta che in origine era costituito dal primo pannolino, di tela, utilizzato per i loro figli neonati. Il loro nome è originato dal nome della celebre piazza di Buenos Aires, Plaza de Mayo, dove queste donne coraggiose si riunirono per la prima volta e da allora, ogni giovedì pomeriggio, esse si ritrovano nella piazza e la percorrono in senso circolare, attorno alla piramide che si trova al centro, per circa mezz’ora, accompagnate dal suono rumoroso di pentole e coperchi.

Lo hanno fatto per quasi trent’anni donne che hanno tutte lo stesso obiettivo: rivendicare la scomparsa dei loro figli e ottenerne la restituzione. I figli delle Madri di Plaza de Mayo sono stati tutti arrestati e tenuti illegalmente prigionieri dagli agenti della Polizia argentina in centri clandestini di detenzione durante il periodo che nella storia argentina viene annoverato come la Guerra sporca, così chiamata per i metodi illegali ed estranei ad ogni diritto utilizzati dalla giunta militare. La maggioranza di loro è stata prima torturata, poi assassinata, quindi fatta sparire nella più assoluta segretezza: da qui l’appellativo desaparecidos, “scomparsi” in spagnolo.

Immaginate voi, di fronte a tanta crudeltà di un regime sostenuto attraverso la violenta Operazione Condor anche da servizi segreti italiani e P2, cosa potevano ottenere le madri coraggiose. Noi oggi abbiamo il compito, care amiche e compagne donne, di esprimere con lo stesso coraggio la nostra più totale indignazione e chiedere verità, che non si fermi alle notti di Arcore e ai festini ma che si alzi forte nei confronti delle inchieste sulle stragi mafiose del ’92-’93. Perchè mentre i maggiori media sono concentrati sul reato ipotizzato di concussione e prostituzioni minorile, al tribunale di Firenze si sta svolgendo nel più totale silenzio un processo in cui quattro pentiti hanno dichiarato che l’attuale presidente del Consiglio e il suo braccio destro Marcello Dell’Utri sono gli ispiratori delle bombe e gli utilizzatori finali di una trattativa tra Stato e mafia.

A chi può pensare che sia azzardato paragonare il regime militare di Videla all’attuale governo Berlusconi, ricordo la triste e vera frase a mò di battuta del presidente del consiglio Berlusconi sui voli della morte praticati per sbarazzarzi degli oppositori politici del regime argentino. Berlusconi è a conoscenza di pratiche così efferate? Forse quella tessera 1816 potrebbe raccontare molte cose. Per farlo abbiamo il dovere, il 12 e il 13 febbraio, di mettere in piedi una grande protesta popolare di madri, figlie e figli. Non solo per la dignità di una donna , ma di migliaia di donne che fanno una nazione, pensando soprattutto ai familiari delle vittime di mafia e terrorismo. Riprendiamoci la piazza e riprendiamoci l’Italia e le nostre donne, madri e figlie, seguano il coraggio delle Madri di Plaza de Mayo.