Mai avuto un bel carattere, Renato Vallanzasca. Lingua lunga, oltre che mitra facile. Uno che non le mandava a dire, e che ha continuato a farlo anche quando è stato costretto a deporre le armi. E pure dopo, quando ha smesso di cercare di fuggire e, insieme, ha preso atto che, come bandito, era finito: «Troppo vecchio, troppo fuori dal giro» mi aveva confidato con realismo qualche anno fa.

Ma quella lingua lunga, oggi, gli costa cara. Il giudice di sorveglianza ha rigettato la sua istanza per ottenere la semilibertà. A pesare, nella decisione del giudice, sarebbe stata (anche) la frase da bauscia (per chi non è milanese: gradasso) indirizzata ai carabinieri che erano andati a controllarlo mentre stava trascorrendo qualche giorno di permesso a Mondragone: «Non sono mica un detenuto da quattro soldi».

E no che non lo è. E non certo perché Michele Placido ha portato sullo schermo le sue gesta, regalandogli corpo e volto di uno straordinario Kim Rossi Stuart. Non è il tipo, Vallanzasca, da montarsi la testa per quello, lui che nella sua breve e violentissima vita da bandito ha avuto tutto quello che ha voluto: soldi, donne, case, vestiti, champagne e cotillons.

Ma è un ingenuo, questo sì. Continua a inondare gli uffici deputati di richieste di Grazia, istanze di libertà provvisoria, richieste di liberazione condizionale sperando di ottenere ciò che già è stato concesso ad altri feroci banditi, per esempio a Felice Maniero, l’ex boss della mala del Brenta condannato per sette omicidi e innumerevoli rapine.

No, purtroppo per lui, Vallanzasca non è affatto un detenuto da quattro soldi: ancora oggi, dopo 38 anni di galera, è «il» bandito, il delinquente che nessuno si prende la responsabilità di condonare, riabilitare, pena la rivolta di polizia e carabinieri.

Chi tocca Vallanzasca muore, anche se non di arma da fuoco. Nessuno prima di Placido era riuscito a fare il film che tutti avrebbero voluto girare: difficilissimo ottenere finanziamenti, permessi, location, Rai vietata. Infatti Placido ha dovuto emigrare per trovare i fondi e prendersi valanghe di insulti prima ancora che il film fosse nelle sale.

La semilibertà che Vallanzasca non avrà non è un permesso ma una misura alternativa alla detenzione, pensata dal legislatore per aiutare il detenuto a rientrare nella società. Ma l’ex bandito ormai sessantenne, con sulle spalle più carcere di qualunque altro detenuto in Italia (terrorista, camorrista, mafioso che sia) se lo sogna di poter assaporare l’agognata noia di una vita normale.

È già tanto se da circa un anno esce ogni giorno dal carcere per lavorare in una pelletteria.

E pazienza se la bella notizia gli è arrivata il giorno della morte di sua madre.