Dopo lo stop di ieri al federalismo sancito dal Quirinale, oggi si è consumata una giornata solo apparentemente di alleggerimento. Protagonisti i nemici storici di questa stagione. Da un lato il presidente della Camera Gianfranco Fini e dall’altro il premier. Il primo da Bologna. Il secondo da Milano. Per entrambi temi simili, ma posizioni differenti.

Ha iniziato il Cavaliere, intervenendo telefonicamente all’assemblea lombarda dell’Alleanza di centro. E subito è partito all’attacco. “Presto in aula porteremo le modifiche sulla legge per le intercettazioni”. Parole fatte cadere e non a caso. Visto che proprio sulle intercettazioni (telefoniche e ambientali) si è giocata quasi tutta la partita del Rubygate. Dopodiché una frecciata all’ex amico Fini. “Era un ostacolo per l’azione riformista del governo”. Dal teatro Manzoni di Bologna l’indiretta risposta della terza carica dello Stato nonché leader di Fli. “Dalle macerie si salva solo il Capo dello Stato”.

Al telefono il Cavaliere si è detto convinto che le riforme sulla giustizia, prima bloccate, adesso andranno avanti. “Stiamo preparando – ha spiegato – quella riforma che Fini e i suoi ci bloccavano. Presenteremo presto in Parlamento una legge in cui le intercettazioni possono essere autorizzate solo in indagini che riguardano reati come: omicidio, pedofilia, criminalità organizzata e terrorismo internazionale”.

Nel suo intervento il premier si è dilungato su questo tema. “Oggi – ribadisce – non siamo più bloccati nella presentazione delle riforme sulla giustizia. Possiamo lavorare e andare avanti per cambiare quelle cose che non vanno e non possiamo tollerare. Non c’è libertà in un Paese in cui telefoni e non hai la certezza della inviolabilità della tua conversazione. Questo rappresenta la barbarie. E’ il contrario della libertà”. Le intercettazioni senza delle regole precise sono “pericolose”, in quanto nelle trascrizioni “non c’è il sorriso e l’ironia con cui pronunci certe frasi”. Altra cosa che secondo il premier deve essere cambiata urgentemente la durata dei processi. “Non è possibile – ha detto – accettare che un cittadino italiano, sottoposto a processo, una volta assolto, possa essere richiamato per lo stesso reato in Cassazione”.

L’ideale controcanto è arrivato in serata da Milano. Dove il presidente della Camera ha presenziato a una cena di partito. Fini risponde al premier sul tema delle intercettazioni. “Non credo che il tema prioritario in questo momento sia questo, la società avverte altri problemi”. Non ha dubbi il presidente della Camera: ”Berlusconi vede nemici dappertutto, giornalisti, comunisti, magistrati, alleati ma la verità è che sulle riforme non fatte prende in giro il popolo italiano”. Il premier secondo Fini “dovrebbe avere il coraggio di dire che nessuno ha la bacchetta magica, non dovrebbe prendere in giro un popolo intero parlando di cose che non si possono fare”. Il leader Fli ha parlato delle ultime settimane dominate dal caso Ruby: “Rischiamo, di qui a qualche tempo, che nelle macerie di credibilità generale delle istituzioni non si salvi assolutamente più nessuno, se non – per fortuna – il Capo dello Stato e il Quirinale”.