Ci credete? Vittorio Sgarbi va in prima serata, su Rai1. Con un programma tutto suo che partirà a marzo.

Ieri è arrivata la decisione del cda Rai che ha varato i nuovi palinsesti. Scordandosi simpatici giornalisti “equidistanti” come Minzolini, Paragone, Socci, Moncalvo, Anna La Rosa, Monica Setta (tutti sempre poco amati dal pubblico) oggi il Giornale esulta: “Rai, parte la rivoluzione con Vespa e Sgarbi. Dopo anni di monopolio della sinistra, in viale Mazzini, il cda cerca di controbilanciare le prime serate di Annozero e compagni” (anche Vespa avrà delle prime serate).

Il programma del critico d’arte, sei puntate in tutto, dovrebbe chiamarsi Il bene e il male o Capre e cavoli. Il neo-conduttore promette: “Il mio non sarà un programma anti-Saviano. Anzi, Saviano ha dimostrato che si può fare tv senza far calare l’audience anche con monologhi lunghi 20-25 minuti. Questo è il tipo di programma che voglio fare“. (In questo caso non si hanno dettagli sulle questioni contrattuali, ma rimane memorabile lo “Sgarbi Calimero” che chiedeva 2 milioni di euro per andare all’isola dei famosi).

Di cosa tratterà il programma? “Dall’arte alla religione” dice lui. Ma, scrive Repubblica, non si escludono “sconfinamenti in campo politico“.

Per tutti vale l’onere della prova. Ma forse è utile ricordare alcuni momenti della scintillante carriera televisiva di Sgarbi. Non è un problema di schieramento politico: ce ne fossero di giornalisti “di destra” in grado di fare buona televisione e buon giornalismo. Qua la domanda è piuttosto: può fare una trasmissione sulla più importante rete Rai un tizio che, invece di condurre e ascoltare, è diventato famoso a forza di aggressioni in diretta? Ai posteri l’ardua sentenza.

Sgarbi, Di Pietro e Craxi.

Sgarbi e i “culattoni raccomandati”.

Sgarbi, i preti e Cecchi Paone.

Sgarbi prova a menare la Mussolini e un tecnico di Italia1.

Sgarbi, Travaglio e Biagi.

E per finire, Sgarbi dà del mafioso a Peter Gomez.