Ho conosciuto Daniele Formica nel 1996. Fu protagonista di un mio cortometraggio, Self-service, in un film collettivo che trattava il tema dell’intolleranza in chiave horror e surreale. Un uomo talmente intollerante verso gli altri che finiva per autodistruggersi. Reputandosi infatti l’unico alimento nobile in un mondo sempre più schifoso dominato dalla volgarità, finiva per mangiarsi, letteralmente, e poi quindi in un cassonetto dei rifiuti. Cercherò di recuperarlo.

All’epoca Formica era uscito da un brutto periodo. Dopo la notorietà dei primi anni ’80, Berlusconi lo aveva scritturato, gli aveva dato tanti soldi, e poi lo aveva “parcheggiato”. Lui proponeva programmi, mi raccontava, ma non glieli volevano mandare in onda, e fin qui un privato ne ha tutto il diritto. L’aggravante è che continuavano a pagarlo, e così per alcuni anni. In sostanza lo sottraevano alla concorrenza. Al tempo lui era fidanzato con una ragazza, che la sera lo trovava svuotato e depresso. I soldi e il mancato lavoro lo stavano riducendo male. Poi per fortuna quel periodo finì, uscì da Mediaset e tornò a calcare i palcoscenici.

E’ stato spesso un metodo, quello di Berlusconi e di Mediaset. Comprare le persone. Dentro Mediaset ce ne sono tanti che avrebbero potuto, come minimo, realizzare film come quelli di Michael Moore e vincere premi in tutto il mondo. Pensate cosa potrebbero essere Le iene oggi, se non fossero sotto padrone. Se non dovessero evitare di disturbare il manovratore, se non dovesero evitare di attaccare i politici di sinistra perché altrimenti dovrebbero ammettere a se stessi che non possono farlo con i politici di destra. Il fatto è che i soldi, il successo sono un’arma di ricatto troppo forte, che a volte non ti consente di liberarti dalla corda che si stringe attorno alla tua anima.