Vi raccontiamo qui la storia di un povero martoriato Paese e di un Capo che resiste arroccato nel suo palazzo, nonostante la sua posizione sia ormai insostenibile sia all’interno che a livello internazionale. Per salvarsi mente al suo popolo. Questo Capo dice: “Non mi dimetto, se me ne vado io sarà il disastro”. E anche: “Dopo di me arriveranno gli estremisti”.

Il Capo si è arricchito molto da quando è al potere. E’ vecchio e stanco, ma ogni giorno che passa diventa più cattivo, vede traditori ovunque, corrompe, infiltra i suoi uomini e paga i fedelissimi perché lo difendano con ogni mezzo.
Il Capo non ama la stampa libera, non tollera le critiche, silenzia i giornalisti che non gli piacciono. Vede come una minaccia la stampa estera, pericolosa perché non sotto il suo controllo.
Il Capo ha governato per anni e anni portando il suo Paese sull’orlo del baratro. Al potere c’è un manipolo di politici, funzionari e mandarini nominati dal Capo e non eletti dal popolo, che rispondono al Capo e solo a lui. Alcuni sono stati comprati con scambi di contratti e consulenze e favori di vario tipo.

Nel Paese la corruzione ha raggiunto livelli massimi, con pagamenti di tangenti in denaro, in appalti pubblici e anche in donne, una sorta di harem a disposizione del potere. La criminalità organizzata prolifera grazie alla connivenza con il potere e controlla un’intera parte del Paese, dove le forze dell’ordine sono esautorate e ogni funzione pubblica è fuori controllo. Nel Paese la legge non è uguale per tutti.

Il Paese è in mano a una casta di mandarini che si autoriproduce per nepotismo, cooptazione, baronie e familismo. La mobilità sociale è praticamente ridotta a zero e i giovani non hanno voce.
Nel Paese le donne sono state ridotte a orpelli decorativi del potere. Il Capo ha un suo harem personale dal quale attinge anche per importanti nomine amministrative e pubbliche.

Pensate che il martoriato Paese sia l’Egitto e il Capo sia Mubarak? Vi sbagliate.