Piazza Tahrir al Cairo si riempie ancora una volta per “il venerdì della partenza”, secondo la definizione del leader dell’opposizione Mohamed El Baradei. Nei giorni scorsi, infatti, il premio Nobel aveva chiesto le dimissioni e la partenza di Hosni Mubarak entro la giornata odierna. Mubarak, ha detto in un’intervista l’ex direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica , sta solo cercando di prolungare la vita del suo “regime tossico”. Dal canto suo però, il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, ha voluto specificare che “l’Egitto non sarà mai come la Tunisia” e che il presidente Mubarak “non lascerà il Paese”, come invece ha dovuto fare il presidente tunisino Ben Ali. Il comitato dei saggi intanto ha presentato al vicepresidente una proposta che è stata considerata favorevolmente. In base a questa proposta Suleiman assume le prerogative del capo dello stato in base all’art 139 della costituzione. Hosni Mubarak, secondo la proposta dei saggi, resta presidente solo formalmente.

Secondo fonti giornalistiche, in piazza ci sarebbero due milioni di persone, mentre ad Alessandria, teatro come la capitale di una massiccia dimostrazione anti-governativa, i manifestanti sarebbero un milione: tutti chiedono che il presidente lasci il Paese.

I Fratelli Musulmani sono disponibili a negoziare con il regime, ma solo dopo le dimissioni di Mubarak: “Siamo per il dialogo con chiunque voglia condurre riforme nel paese, dopo la partenza di questo ingiusto, corrotto tiranno”, ha dichiarato la guida dell’organizzazione islamica Mohamed Badie, riferendosi al capo dello Stato. Dai leader dell’Unione europea arriva intanto un appello a evitare nuove violenze.  Berlusconi è andato oltre. Appena arrivato a Bruxelles, ha fatto una dichiarazione sorprendente: “Tutto l’Occidente, Usa in testa, considerano Mubarak un uomo saggio”.Ma Barack Obama ha chiesto al vecchio presidente di lasciare, come confermato dal Segretario di Stato Clinton e dal vice Biden. e intanto dall’Iran arriva il monito dell’ayatollah Ali Khamenei perché venga rovesciato il ‘traditore’ Hosni Mubarak e venga instaurato in Egitto un “regime islamico”.

Omar Suleiman: ”L’Egitto mai come la Tunisia” – Il presidente Mubarak “non lascerà il Paese”, come invece ha dovuto fare il presidente tunisino Ben Ali: così il vicepresidente egiziano, Omar Suleiman, ha risposto alla giornalista della Abc Christian Amanpour, in un’intervista esclusiva concessa all’emittente americana. Suleiman, che ha avuto un colloquio sia con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, sia con il vicepresidente Joe Biden, ha confermato che Barack Obama ha chiesto a Mubarak di lasciare. “Ho spiegato al segretario Clinton che si tratta di un processo, al termine del quale il presidente Mubarak lascerà”, ha detto Suleiman. Ma Mubarak “non lascerà mai il Paese” perché “l’Egitto non è come la Tunisia. Qui è diverso. Conoscete il nostro presidente, è un combattente. Ha vissuto in questo Paese e morirà nella sua terra”.
Rispetto ai rapporti con Israele, l’Egitto rispetterà “fermamente” il trattato di pace che sarà rinnovato: “Sì, avremo un trattato di pace – ha rassicurato Suleiman – lo rispetteremo fermamente e non lo violeremo in alcun modo”.

L’ayatollah Ali Khamenei: “Si instauri in Egitto un regime islamico” – Un appello perché venga rovesciato il ‘traditore’ Hosni Mubarak e venga instaurato in Egitto un “regime islamico” è stato lanciato oggi dalla Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, che parlando durante la preghiera del venerdì a Teheran si è rivolto direttamente al popolo egiziano. E’ questa l’incitazione più esplicita venuta dalla Repubblica islamica, e al massimo livello, da quando è cominciata nei Paesi arabi l’ondata di proteste, che fino ad ora le autorità iraniane avevano spiegato come un ‘risveglio islamico’. Khamenei è andato ben più in là, affermando che la rivoluzione iraniana, di cui si festeggia in questi giorni a Teheran il 32esimo anniversario, è diventata “un modello e una fonte di ispirazione” per le masse arabe e che il movimento in atto nel Nord Africa e in Medio Oriente è un vero “terremoto” che provocherà “un danno irreparabile agli Stati Uniti” e “cambierà gli equilibri della regione in favore dell’Islam”.

L’analisi dei ‘nemici’ Iran e Israele sembra dunque convergere nell’interpretazione degli sviluppi in Egitto, dopo che nei giorni scorsi il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha detto di temere che al Cairo possa emergere proprio un regime islamico radicale come in Iran. Proseguendo nel suo parallelo con la rivoluzione iraniana, Khamenei ha detto che “per Mubarak le porte dell’America saranno le prime a chiudersi”, quando sarà caduto, perché Washington gli negherà anche il diritto d’asilo sul proprio territorio come fece tre decenni fa con lo Scià Mohammad Reza Pahlevi. E ciò, nonostante il presidente egiziano “abbia lavorato con gli Usa e sia stato il più grande protettore del regime sionista”, cioè Israele.

Quanto al dopo-Mubarak, Khamenei ha lanciato un avvertimento al popolo egiziano. “Non fatevi ingannare – ha detto – dalle manovre politiche degli Usa, che oggi, dopo aver sostenuto Mubarak per 30 anni parlano di diritti del popolo e cercano di rimpiazzarlo con un altro dei loro agenti. Non accettate niente di meno di un regime indipendente che creda nell’Islam”. Un regime, ha lasciato intendere la Guida iraniana, che ripudi la pace con Israele, in vigore dagli accordi di Camp David del 1978. “L’esercito egiziano – ha detto Khamenei – si concentri sui nemici sionisti e non contro il popolo”.

La richiesta dell’Onu: “Rilasciare tutti i giornalisti” – L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navy Pillay ha chiesto alle autorità egiziane la liberazione “immediata e senza condizioni” di tutti i giornalisti e difensori dei diritti umani arrestati per aver esercitato la propria professione. L’Alto commissario ha denunciato le violenze, gli atti intimidatori e le misure di detenzione contro “dozzine” di giornalisti, in un “tentativo manifesto di soffocare le notizie su quanto sa accadendo in Egitto”. Internet e gli altri mezzi di comunicazione devono restare aperti.

Berlusconi a Bruxelles: “Tutto l’Occidente, Usa in testa, sa che Mubarak è un uomo saggio”- “Mi auguro che possa esserci una continuità di governo nella transizione e auspico che avvenga una transizione democratica senza rotture con il presidente Mubarak, che tutto l’Occidente, Usa in testa, considerano un uomo saggio”, ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al suo arrivo al vertice Ue a Bruxelles.