La bocciatura del federalismo da parte del Colle era scontata anche per la Lega. Roberto Calderoli ha tentato fino all’ultimo di convincere Umberto Bossi dei rischi di non seguire l’iter della Commissione. “Con un pareggio si torna a votare”, ripetevano ieri mattina i ministri del Carroccio. Questa era la linea. Ma Bossi si è fidato del premier. E adesso si ritrova sotto assedio. Da una parte la base, che da quando è esploso il Ruby gate chiede solo di lasciare il governo, dall’altra i malesseri interni al partito, con i giovani che hanno da tempo messo sotto assedio i colonnelli della prima ora.

Fronde tenute a bada in vista di un obiettivo: il federalismo. Ora che la legge bandiera rimane sul terreno di una battaglia non leghista, agli occhi padani sacrificata per la vittoria personale di Berlusconi in aula sul caso Ruby, il leader del Carroccio si ritrova costretto a seguire fino in fondo l’alleato. Ritrovandosi persino preoccupato dell’esito delle elezioni che, è ormai quasi certo, si terranno a maggio. Un appuntamento a cui potrebbe ritrovarsi senza avere in mano il federalismo. Non a caso Bossi ha immediatamente chiamato Napolitano garantendo la piena disponibilità ad accogliere le richieste del Colle: rispettare i passaggi in aula previsti dal regolamento. Settimana prossima il senatùr incontrerà il Capo dello Stato per avere indicazioni precise. Poi ci sarà il passaggio in aula. Ma basterà?

Calderoli è già al lavoro e si dice pronto anche a chiedere la fiducia. La lettera del Quirinale fa riferimento “ai commi 3 e 4 dall’articolo 2 della legge 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”. Una questione di procedura, che prevede fra l’altro che “il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo”.

Ancora: il Governo, qualora, “anche a seguito dell’espressione dei pareri parlamentari, non intenda conformarsi all’intesa raggiunta in Conferenza unificata, trasmette alle Camere e alla stessa Conferenza unificata una relazione nella quale sono indicate le specifiche motivazioni di difformità dall’intesa”.

Ma ieri Silvio Berlusconi ha garantito a Bossi che tutto era superfluo, l’iter si poteva aggirare serenamente approvando il decreto in sede di Consiglio dei ministri. Anche con il pareggio in bicameralina. Il senatùr ha creduto all’alleato. Che sul piatto ha messo anche altro: la carica di vicesindaco di Milano a Matteo Salvini, nelle prossime amministrative, la presidenza della Regione Lombardia e almeno tre sottosegretariati. Inoltre l’accordo di andare a votare a maggio. Scadenza che oggi, senza federalismo, sembra troppo vicina. Intanto però Calderoli e Bossi sono corsi ai ripari almeno con la base: rientrati da Roma in mattinata si sono presentati a Radio Padania per rispondere al filo diretto degli ascoltatori. E, a parole, tutto è più facile. “Non ho paura di andare in Parlamento a mostrare un prodotto di cui siamo orgogliosi”, dice Calderoli. Aggiungendo che quella di Napolitano non è una bocciatura ma uno stop perché il presidente “avrebbe voluto un provvedimento ancora più federalista”.

Il passaggio in aula è comunque delicato. Se i gruppi parlamentari decideranno di presentare dei testi da mettere al voto dell’aula sulle comunicazioni del governo, la Lega è pronta a chiedere la fiducia, ha garantito Calderoli. “Se verranno presentati dei documenti sulle comunicazioni del governo sul federalismo municipale, allora io chiederò il voto di fiducia nel Consiglio dei ministri”, ha annunciato “ma il testo è quello e non è suscettibile di modifiche”.

La Lega guarda con preoccupazione al Colle. Gli uomini del Carroccio cercano di tenere bassi i toni e lanciano segnali rassicuranti. “Non c’è nessun problema per quanto riguarda l’iter del federalismo municipale perché la richiesta del passaggio parlamentare avanzata dal presidente Napolitano, che noi come sempre rispettiamo, sarà prontamente esaudita dal governo, come per altro aveva già annunciato questa mattina il ministro Calderoli prima ancora delle comunicazioni del capo dello Stato”, hanno detto i capigruppo della Lega al Senato e alla Camera, Federico Bricolo e Marco Reguzzoni.