La sentenza ha un valore soprattutto simbolico. Ma segna una prima vittoria degli anti-nuclearisti nella stagione del cosiddetto “rinascimento nucleare” inaugurato dal governo Berlusconi nell’estate 2009. La Corte costituzionale ha dichiarato ieri illegittimo l’articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (attuativo della delega affidata al governo dalla “legge sviluppo”, la n. 99 del 23 luglio 2009), nella parte in cui non prevede che la regione interessata dalla costruzione di una centrale nucleare possa dare un proprio parere sulla localizzazione.

La Corte ha dato parzialmente ragione alle tre regioni governate dal centrosinistra che avevano fatto il ricorso: Emilia Romagna, Toscana e Puglia. La legge prevede infatti che la concertazione tra Stato e Regioni avvenga in sede di Conferenza unificata (cioè il governo che discute con tutte le regioni). Secondo la sentenza scritta dal presidente della Consulta, Ugo De Siervo, “un adeguato meccanismo di rappresentazione” che “ragionevolmente bilanci le esigenze di buon andamento dell’azione amministrativa e gli interessi locali” è “costituito dal parere obbligatorio, seppur non vincolante, della Regione stessa”. Che deve essere dato prima della Conferenza unificata.

Obbligatorio ma non vincolante, prescrive la Corte costituzionale. Per questo la vittoria delle regioni è solo simbolica. Ma ha un peso politico. Intanto i tre governatori vincitori (Vasco Errani, Enrico Rossi e Nichi Vendola) fanno notare come la Consulta abbia sanato una misura super centralista voluta da un governo che fa del federalismo la sua bandiera: effettivamente sarebbe stato difficile immaginare un governo in grado di piazzare una centrale nucleare, per esempio, in Lombardia, senza neppure chiedere un parere alla politica locale.

Un’ulteriore conseguenza politica del pronunciamento della Corte costituzionale riguarda la linea schiettamente antinuclearista manifestata nell’occasione da Rossi e Vendola. Il governatore della Puglia è da sempre un netto oppositore dell’energia nucleare. La posizione di Rossi merita particolare attenzione. Eletto con oltre il 60 per cento dei voti in Toscana, è oggi l’uomo di governo politicamente più forte di cui dispone il Pd. E ieri ha confermato senza mezzi termini – ipotecando in qualche misura la linea del partito – che nella sua regione non c’è posto per una tecnologia “vecchia e rischiosa”.

Il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2011