Sono 14 mesi che come movimenti chiediamo le dimissioni di Berlusconi. Prima da soli su Facebook, poi in piazza con centinaia di migliaia di persone, poi nei tanti presidi e mobilitazioni nel corso dell’anno. Prima solo con Di Pietro e l’Idv, poi – via via – si sono aggiunti tutti i partiti dell’opposizione, fino ad arrivare a Fini e Casini.

Siamo perfettamente consci che per Berlusconi stare al governo è una questione di vita o di morte: si è fatto eleggere per tentare di evitare di essere condannato nei vari processi che (lo sapeva bene) si sarebbero prima o poi presentati. Ha proseguito legiferando una dopo l’altra norme per ottenere uno scudo personale che gli consentisse di sfuggire ai suoi giudici naturali. E’ fantascientifico quindi pensare che lui, di sua spontanea volontà, si dimetta.

La Lega dopo il voto di oggi in bicamerale ha perso alla grande la scommessa del federalismo, l’unica scusa per tenere in vita il governo del cavaliere nero. Ma dubitiamo che abbiano le palle per staccare davvero la spina.

E allora?

Allora è inutile che i parlamentari dell’opposizione (Bersani e Di Pietro in primis) raccolgano firme e partecipino alle mobilitazioni della società civile chiedendo le dimissioni di Berlusconi, che per definizione non si dimetterà. Loro hanno invece il potere di fare qualcosa di radicale: dimettersi.

Se deputati e senatori (anche solo di Idv e Pd, non osando sperare che li seguano anche i gruppi di Fini e Casini) si dimettessero in massa, come segno di sdegno nei confronti di chi calpesta continuamente la dignità dei cittadini e la Costituzione italiana, sarebbe un segnale chiaro al Presidente Napolitano per lo scioglimento immediato delle Camere.

E si andrebbe immediatamente ad elezioni, mettendo fine a questa agonia della democrazia italiana.