“Immagino un albero pieno di vita, grande, che dalla terra cammina verso il cielo, germoglia e si rinnova, il vento lo fa ondeggiare e così le foglie più vecchie tornano alla terra e tutto continua attraverso le stagioni. Così a volte mi sembra di essere, fermo a cercar di uscire dalle mani come rami le mie canzoni che cadono a ricordarmi, ogni volta che ascolto un silenzio o quando torno a guardare in un vicolo cieco”.

E’ così che descrive il suo nuovo album il cantautore romano Simone Presciutti, che ha dato alla luce il pregevole “Perdofoglie” .
Lui si definisce “scribacchino, cantastorie, cantante di quello che m’attraversa, artigiano con le unghie, melodiere, amanuense, questo sono, questo mi sento, un artigiano che pensa, scrive quello che pensa, ne scrive la musica e le parole, lo canta, lo registra. Un artigiano! Artista è una parola grossa”… Forse pecca troppo di modestia.
Da venti anni è sulla scena indipendente musicale romana, da qualche anno, invece, dopo le esperienze con i “Pane e Vino” e i “Rasali” si è messo in proprio.

Nel suo primo album emerge tutto il suo essere, la sua rabbia, la sua filosofia che è quella di non accontentarsi di quel che ha fatto, perché – dice – resta sempre l’amore per il nuovo che verrà, per quello che non conosce ancora, per quello che imparerà domani. Per quello che scriverà.
Traspare il suo desiderio di cantare qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non c’era. Cercare parole che siano specchio di quello che si sta vivendo. Unire la voce allo strumento che si sta suonando. E’ una magia. E certi testi fanno sentire nel centro dello stomaco qualcosa che raschia, come un senso di fame, paura, amore. Poco dopo l’ascolto t’accorgi di quanto siano belli quei momenti. Speciali, unici, e sai che proprio lì vorrai tornare.
Presciutti come un artigiano, ha fatto il suo primo disco da solo, autoprodotto, destino comune quasi di un’intera generazione di creativi. Da “Bivi” a “Perdofoglie”, una ballata country stupenda, è supportato dalla chitarra di Michele Romani, da Fabio Giandon alla batteria e da Simone Ceracchi al basso.

Presciutti quale il tuo desiderio più grande come artista?
Per quanto riguarda la musica ho un sogno, riuscire a campare dignitosamente la mia vita cantando le mie canzoni. E credo che si possa realizzare, come a volte si realizza… Poi c’è il Sogno quello grande (sempre riguardo la musica) quello di scrivere la canzone più bella del mondo! Immagini nello stomaco quello che potrebbe succedere?

La musica e Internet: credi che possa esserti d’aiuto?
Internet è il mezzo con il quale ormai tutti si vendono, o quasi tutti. Tutti hanno un MySpace o un sito ufficiale dove viene inserito il prodotto da vendere. Con foto, video e musica si cerca di dare una giusta immagine della propria professione. Ecco dunque il vantaggio, l’aiuto che la rete può dare a chi compone musica: essere vendibili in tutto il pianeta terra a qualsiasi ora, tutti i giorni dell’anno. Commercialmente penso che sia il massimo. Il problema è come far sapere di esistere. Come posso far sapere a un siberiano amante della musica che esisto? Ecco che entrano in ballo la pubblicità, i giornali che si occupano di musica, i canali televisivi, gli eventi musicali che si svolgono durante l’anno. Il come entrare lì è il fulcro della questione. Come riuscire a suonare sui palchi è il problema. Di questo si tratta, perché questo facciamo, suoniamo. Internet di per se è perfetta per la musica.

Hai altri progetti? Come hai scelto di promuovere il tuo cd?
Per adesso sono soddisfatto di questo cd che mi è costato più di un anno di lavoro. Il cd lo promuovo online, lo vendo ai concerti e in alcuni punti vendita. Per quanto riguarda altri progetti c’è il desiderio di proporre le nuove canzoni, ma ancora non ho deciso come vestirle. Sto lavorando su dei demo e intanto continuo a scrivere.

Per acquistare il disco o per conoscerlo più approfonditamente andate sul suo sito www.simonepresciutti.com.

Come sempre, Vive le Rock!