L'hotel a cinque stelle, "Parco dei Principi" a Roccella Jonica

Fondi pubblici per costruire un hotel a cinque stelle. Il Parco dei Principi di Roccella Jonica. Una truffa in piena regola orchestrata con l’attenta regia della ‘ndrangheta. Che come capita sempre più spesso faceva sponda in Lombardia. A Vimercate, per la precisione. Popoloso paesone in provincia di Monza dove per molto tempo ha avuto sede la società Coninvest. Una srl riferibile al calabrese Vincenzo Condino, indagato assieme ai fratelli e altre persone. Sette in tutto accusate di truffa aggravata dall’articolo 7, ovvero l’utilizzo del metodo mafioso. La società viene considerata dagli investigatori lo strumento per realizzare la truffa (aggravata dalle modalità mafiose) in danno del “Patto territoriale della Locride” che ha concesso un contributo pubblico di quasi quattro milioni di euro per la realizzazione del “Parco dei principi”.

L’operazione “Cinque stelle”, condotta dalla Dda di Reggio Calabria,   fatto luce su una mega truffa attraverso la quale a Roccella le cosche avrebbe realizzato la lussuosa struttura alberghiera. Oltre dieci milioni di euro il valore dei beni che sono stati strappati alla cosca Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica dalla Guardia di Finanza e dai carabinieri.

Tra le accuse contestate agli indagati c’è anche il riciclaggio. Stando all’impianto accusatorio preparato dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dai sostituti della Dda Antonio De Bernardo e Sara Ombra, è emerso che dietro il monumentale progetto imprenditoriale si nascondeva una regia di pericolosi appartenenti alla cosca mafiosa. L’hotel “Parco dei Principi”, infatti, sarebbe stato “realizzato e costruito – scrivono i magistrati – solo ed esclusivamente grazie ad un finanziamento di soldi pubblici ottenuto con l’inganno”.

Per i magistrati vi è un’evidente sproporzione tra le disponibilità ufficiali dei fratelli Condino e le somme che, stando all’accordo con il Patto territoriale della Locride, hanno dovuto versare “a titolo di conferimento di mezzi propri in conto futuro aumento di capitale”. Le stranezze sono aumentate dopo che i Condino hanno ceduto, per un valore di molto inferiore a quello reale, le loro quote a Bruno Verdiglione.

Per quanto riguarda i collegamenti con la cosche di Marina di Gioiosa Jonica, è emersa una parentela tra i Condino e i fratelli Giuseppe e Salvatore Coluccio, oggi in carcere ma fino a pochi anni fa broker della ‘ndrangheta e narcotrafficanti in grado di far arrivare in Calabria tonnellate di cocaina.

È scritto, infatti, nel provvedimento di sequestro: “Nessuno dei soggetti coinvolti nell’operazione imprenditoriale, né i fratelli Condino né il Verdiglione Bruno avevano disponibilità finanziarie idonee e sufficienti tali da poter versare nella società l’importo di oltre 3 miliardi delle vecchie lire, come ricavabile dalle dichiarazioni dei redditi di ciascuno, risultando percepiti, negli stessi anni, redditi appena sufficienti a consentire un medio tenore di vita”.

Nell’inchiesta sono finite anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Nel maggio 2009, il pentito Rocco Marando ai magistrati della procura di Torino aveva riferito che i soldi utilizzati per la realizzazione dell’albergo “Parco dei Principi” costituivano i proventi dei reati di traffico di stupefacenti commessi da suo fratello Pasquale Marando: “L’altro albergo di cui sono a conoscenza è un albergo costruito a Roccella, sempre con i soldi di mio fratello e che dovrebbe essere intestato ad una società sempre riconducibile agli Aquino. L’albergo per il quale mio fratello Pasqualino contribuì nella costruzione è il Parco dei Principi che non si trova sulla statale ma un po’ all’interno della città. Si tratta di un albergo a cinque stelle che so che vogliono declassare a tre stelle”.

Di Bruno Veriglione, personaggio al centro dell’inchiesta, parla invece il collaboratore di giustizia Domenico Oppedisano: “In questi anni ha fatto fortuna. I suoi interessi spaziano tra costruzione di appartamenti e alberghi e, sempre in ambienti criminali, si diceva che fosse il prestanome di Peppe Aquino e dei fratelli Coluccio che hanno investito milioni di euro in alberghi tramite Verdiglione; questo me lo diceva anche mio fratello Salvatore; tra gli alberghi in questione vi era sicuramente il Parco dei Principi ed anche nel Bingo c’erano pure gli Aquino ed i Coluccio; ricordo che in una occasione Salvatore Salerno si lamentava della ingerenza del Verdiglione nel settore immobiliare sidernese; … Verdiglione era espressione dei Coluccio e se non fosse stato appoggiato da loro non avrebbe potuto estendersi sul piano lavorativo fino a quel punto”.

Un prestanome della ‘ndrangheta quindi che, ascoltando alcune intercettazioni telefoniche, appare spregiudicato nelle sue attività imprenditoriali per conto della cosca oltre ad avere un scarso senso dello Stato. “Viaggio da solo con una società per i fatti miei – spiega Verdiglione al suo interlocutore – cioè il discorso che io avevo studiato prima…non so se vi ricordate…la società con sede a Londra o in Irlanda per problemi di tasse…ecc…ecc che operi nel settore della Comunità europea così è…stiamo già facendo entro …che vi voglio dire la settimana prossima…e …sarà tutto sistemato ed io opero in termini professionali come richiede un’operazione del genere…da solo io non ho bisogno di nessuno…se sento qualche cosa inizio….la Dia…a tutti quanti…procure…se mi toccano a me li denuncio a tutti”.

di Lucio Musolino