Non sapevo perché, ma zio Morty mi aveva fatto tornare in mente Edward G. Robinson. Di faccia non gli assomigliava gran che, non aveva gli stessi labbroni. E ovviamente non parlava con quella specie di ringhio continuo tipico di Edward G. Però era tracagnotto come lui e aveva lo stesso torace a botte, con i capezzoli grossi e flosci, circondati da volute di pelame scuro. Anche se non so come fossero i capezzoli di Edward G. Robinson”.

Dal racconto Zio Morty. Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, 1999, p. 103.

La prima persona singolare, l’imperfetto di una voce più noir che off (di un uomo del Sud?), il linguaggio confidenziale, caldo, ma appiccicoso e lievemente sconveniente, il riferimento al grande E. G. Robinson, attore-icona di un cinema irripetibile. L’umorismo grottesco poi. Difficile non riconoscere il Coen touch.

Almeno in questa raccolta di racconti, Ethan non ha alcun bisogno del fratello maggiore Joel per creare un mondo tremendamente eccitante da abitare. Diverte e spaventa, trasforma irresistibili figurine in caratteri a tutto tondo, intristisce, lavora sulla gravosità del vivere. Ciò che i fratelli Coen fanno da quasi un trentennio coi loro film è riuscito anche al solo Ethan. Il più piccolo dei due, il fratello intellettuale, quello laureato in filosofia che almeno formalmente ha scritto tutti i copioni dei titoli di famiglia, ma è accreditato come regista solo da Ladykillers (2004), a vent’anni esatti cioè dall’esordio di Blood Simple – Sangue Facile.

Da sempre, i due cineasti di Minneapolis lavorano a quattro mani su ogni aspetto del loro lavoro – dalla scrittura, alla produzione fino alla regia – e poco conta che Joel sia stato considerato per anni “il regista”, mentre Ethan solo “lo scrittore”. C’è qualcosa di perverso nello strapotere che si dà al regista, ancora di più quando possiede “due teste”.

Non c’è maniera ne I cancelli dell’Eden, e non deve essere facile scrivere un libro così salace copiando le idee di qualcun altro. Ethan e Joel pensano come fossero una stessa persona? Probabilmente non ha alcun senso sapere chi in famiglia butta più spesso l’immondizia o lava più volte i piatti. L’importante è che i figli crescano bene. Anche la G. che Emmanuel Goldenberg, statunitense di origini rumene, ha messo tra Edward e Robinson è priva di senso. A detta dello stesso attore di La donna del ritratto e Piccolo Cesare può stare per God o Gangster. Scegliete pure.