La Lega ha deciso: il tempo di Berlusconi è finito. Nonostante abbia seguito l’invito di Umberto Bossi: “Vada in vacanza, qui ci pensiamo noi”. Di fatto il Cavaliere da due settimane è rintanato nel bunker di Palazzo Grazioli, ridotto ad apparire solo con dei video messaggi. La lettera che ha inviato al Corriere della Sera è l’ultimo gesto di un politico in evidente difficoltà. Nella missiva Silvio Berlusconi si rivolge al “comunista” Pierluigi Bersani, invocandone l’aiuto. “Agire insieme in parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan dell’economia italiana”. Il Pd, per una volta, risponde in coro: “Tempo scaduto, discutiamo ma con un altro premier”. Per il Cavaliere del resto il nemico oggi è l’ex alleato di ferro.

Roberto Maroni, in un’intervista sempre al quotidiano di via Solferino, formalizza la posizione del Carroccio. Condivide le preoccupazioni di Giorgio Napolitano (“se decide di sciogliere le Camere ne prenderemo atto”), ricorda che ciò che conta è solo approvare il federalismo e annuncia: “Alle urne saremo con il Pdl e se il premier non si candiderà più, il centrodestra ha altri nomi”. Il senatùr ha dettato la linea, durante il vertice di oggi pomeriggio nel quartier generale di via Bellerio sarà confermata: blindiamo l’accordo con il Terzo polo per far passare il federalismo subito e impegniamoci con loro e con il Colle a sostenere un percorso condiviso per creare un governo alternativo a Berlusconi. Le urne? Se passa il federalismo la Lega è pronta a sostenere un eventuale esecutivo guidato da Giulio Tremonti o anche da Gianni Letta. Le elezioni anticipate rimangono una eventualità concreta, ma c’è il rischio di veder morire il federalismo: se si votasse, infatti, la data utile è il 15 maggio. La legge delega scade il 21 maggio e, per quanto le commissioni lavorino anche a Camere sciolte, sarebbe impossibile tornare al governo per approvare in via definitiva il federalismo. Per questo il Carroccio sta valutando l’alternativa proposta dal Terzo polo: posticipare la validità della legge delega di sei mesi. La certezza è che Berlusconi non esiste più neanche nei calcoli leghisti.

Il Pdl reagisce in modo a dir poco scomposto. Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma, si scaglia contro il collega Maroni: “Non daremo alla Lega nessuna emozione nuova, Berlusconi è il nostro premier e in caso di elezioni sarà il nostro candidato”. Franco Frattini, ministro degli Esteri fino a venerdì impegnato a produrre documenti in linea con le tesi de Il Giornale sulla proprietà della casa di Montecarlo, si rimangia la richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera: “Abbiamo detto più volte che questa è una valutazione che l’interessato può fare”. Parlando poi della sua informativa sulla vicenda, ha aggiunto: “Ho avuto il dovere istituzionale di rispondere al Parlamento. Non sta a me trarre le conclusioni”. E se Maurizio Gasparri, scoprendosi moderato, invita ad accettare il confronto proposto dal governo, l’iperberlusconiano ministro della Cultura, Sandro Bondi, invoca “la collaborazione nell’interesse del Paese” del Partito Democratico.

“Siamo alla farsa”, commenta David Sassoli. Per il Verde, Bonelli, quella di Berlusconi è “la provocazione di un disperato”, mentre Beppe Fioroni non prende neanche in considerazione la proposta del Cavaliere. “A Berlusconi non può sfuggire che dopo aver demolito, ora bisogna che altri ricostruiscano”. Fioroni poi cita la Bibbia, il libro del Qoelet: “Per ogni cosa c’è il suo momento: c’è un tempo per demolire e un tempo per costruire. E’ un passo della Bibbia su cui Berlusconi dovrebbe meditare”. Complice la Lega, a breve il premier avrà tempo anche per i vangeli. “Maroni lo ha licenziato”, dice Fioroni. Opinione condivisa da Italia dei Valori, Api e Futuro e Libertà. Adolfo Urso bolla il premier come “confuso e poco credibile”, Italo Bocchino sostiene che “dovrà dimettersi come Ben Ali” mentre per Nichi Vendola di Sel, gli appelli del Cavaliere sono “tardivi e patetici”. A leggere i commenti appare evidente il punto su cui opposizione e Lega sono in accordo: Berlusconi ha fatto il suo tempo.