L’ Egitto e noi, l’Egitto e l’Italia, e gli egiziani che son in mezzo a noi. E i tanti di noi che sono stati in Egitto.

Che emozione in questi giorni, come sempre quando ti accorgi che un grande tornante della Storia ti passa davanti.

E che le masse hanno un ruolo.

Che rabbia cercare venerdì sera una diretta tv in italiano e trovare il migliore o quasi dei nostri Tg, il Tg 3, con Bianca Berlinguer che parla della Minetti con Aldo Busi e un giornalista de Il Tempo.

Devo cercare di capire la Cnn. Obama corre a parlare in diretta: volto pulito, ma si capisce che gli Usa han paura.

E noi? Riusciamo a rapportarci a questa enorme incerta rivoluzione solo declinando miriadi di battute attorno al tema “nipote di Mubarak”.

Anche a me piacciono queste battute, le faccio ai ragazzi egiziani nei kebab.

Ma vorrei vivere in diretta quello che succede e con qualche minima possibilità di partecipare.

Lo spettacolo straordinario è quello dei soldati e dei carri armati in mezzo alla gente, e dei manifestanti che li corteggiano.

I vertici dell’esercito siedono ancora con Mubarak ma non danno ordine ai soldati di far rispettare il coprifuoco. Ma così non può durare, con l’esercito a fare da cuscinetto. Tra qualche giorno o qualche ora l’esercito si spaccherà (improbabile) o sceglierà da che parte stare. O sparerà ai manifestanti che hanno fraternizzato coi soldati (improbabile) o accompagnerà Mubarak all’esilio. A quel punto non credo che la gente acclamerà Suleiman. Noi che facciamo? Vorrei che qualcuno dei nostri politici (lo dico nel senso buono non qualunquistico) prendesse parola e facesse proposte. Nonostante il caso Ruby siamo una importante democrazia mediterranea. Investiamo su un Nordafrica democratico e sostenibile. Non ci sono altre trincee o argini nei confronti dell’ostilità integralista. Lo so che è poco ma tanto per cominciar con una cosa: stanziamo subito 5 milioni per borse di studio per egiziani tunisini etc sui temi del governo democratico e dell’amministrazione sostenibile. Diamo subito la parola a chi ha proposte. Non è solo solidarietà. Il nostro futuro forse dipende più dal Cairo che da Arcore.