Con grande soddisfazione propongo un bel risultato.

Nasce dall’unione di più forze che sintetizzano il successo di tanti alunni discriminati a causa della esiguità delle ore di sostegno.

E’ un percorso giudiziario nuovo che riconosce una opportunità importante: essere studenti.

E Diletta, mia figlia, che ieri ha ritirato la sua pagella di prima media, con il suo prof. di italiano che commenta i suoi voti, i suoi sforzi, le sue capacità. Lei che chiede di raccontarle meglio cosa hanno scritto, e noi insieme alle sorelline a festeggiare un 5 in spagnolo che le riconosce un mancato impegno in quella materia rispetto il sette in italiano. E’ una pagella vera. Senza il sei politico o una serie di pietistici sette.

Sento l’inclusione, colgo la sua soddisfazione, e stringo la mano ad insegnanti così capaci. Così forti e professionali. E li ringrazio, pensando a coloro che con più ore potranno duplicare l’esempio, potenziare la cultura e garantire le capacità per tutti a favore di tutti.

Avere 18 ore di sostegno, che sono in realtà quanto le è dovuto, è costato uno sforzo enorme. Circa dieci mesi di raccomandate, fascicolazione di documenti, relazioni, e sono riuscita a spuntarla. E oggi le sue prof di sostegno possono con lei festeggiare un risultato importante per la disabilità grave.

Ma quanti alunni disabili hanno 6,8, 10 ore di sostegno, elemosinate qui e lì, distribuite anche tra 3 o 4 insegnanti di sostegno diversi?

La Ledha si rivolge alle istituzioni scolastiche dopo che il Tribunale ordinario di Milano ha definito discriminatoria l’inadeguata assegnazione di ore. E apre la sospirata svolta:

MILANO. Il Tribunale Ordinario di Milano ha stabilito, per la prima volta in Italia, la natura discriminatoria dell’inadeguata assegnazione delle ore di sostegno a studenti con disabilità. Il ricorso è stato presentato dai genitori di 17 studenti con disabilità e da Ledha, in collaborazione con Ledha Milano e con l’Associazione Avvocati per niente. Alla luce di questo importante risultato, Ledha invia una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia della Lombardia Giuseppe Colosio e, per conoscenza ai membri dell’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilita per chiedere in che modo intendono affrontare e riconoscere il diritto all’istruzione delle persone con disabilità.

«Il ricorso è stato promosso utilizzando la poco conosciuta Legge 67/2006 che di fatto ha introdotto anche in Italia una tutela antidiscriminatoria a favore delle persone con disabilità identica a quella prevista a tutela degli stranieri, ma anche un esplicito richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità», commenta Gaetano De Luca, l’avvocato di Ledha che ha seguito l’iter legale.
«Si è deciso di utilizzare di utilizzare il diritto antidiscriminatorio con l’obiettivo di far finalmente emergere come un inadeguato ed insufficiente supporto al processo di inclusione scolastica costituiscano prima di tutto una ingiustificata e grave discriminazione, oltre che una chiara violazione della legislazione scolastica», continua l’avvocato Gaetano De Luca. «La strada giuridica intrapresa pertanto è stata molto diversa dall’esperienza giudiziaria fatta sino ad ora da altri genitori. Si tratta di una approccio giuridico e culturale che sino ad oggi non era mai stato utilizzato».

Negare le risorse necessarie per garantire il diritto allo studio dei bambini e ragazzi con disabilità significa quindi non rispettare i loro diritti umani. Fulvio Santagostini, presidente Ledha chiede, a nome della Federazione, al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ed al Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia Giuseppe Colosio, «di sapere in che modo, già a partire da quest’anno, si intenda affrontare la grave situazione che vede nella sola Lombardia, la mancanza di più di 2000 cattedre di sostegno in modo da garantire il rapporto 1 insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità, per garantire nei fatti il diritto allo studio previsto dall’art. 24 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità».

«Dare a un alunno qualche ora di sostegno in più, quando non gli si offre altro, non vuol dire riesumare le scuole speciali. Tutt’altro!», scrive Donatella Morra, rappresentante del Gruppo Ledha Scuola in un articolo apparso su personecondisabilita.it. «Discriminazione diretta si ha quando non si fanno leggi antidiscriminatorie, discriminazione indiretta (più sottile e insidiosa) si ha quando le leggi ci sono, ma non si applicano, come avviene in Italia, in cui una buona legislazione per l’inclusione scolastica è troppo spesso disattesa o incensata solo a parole».