Dalle mille pagine dell’ordinanza cautelare sulla nuova “monnezza connection”, firmata dal Gip su richiesta dei pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello (coordinati dall’aggiunto Aldo De Chiara) emerge il paradigma adottato in questi anni: l’assenza di un piano di gestione e le conseguenze dell’eterna emergenza.

Dall’assenza di collaudi per i Cdr alla gestione delle discariche, dalla costruzione dell’inceneritore fino trattamento del percolato, il pericoloso liquido di risulta delle discariche. Ognuna di queste fasi è contraddistinta da deroghe e irregolarità con conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute dei cittadini.

Peccato che i protagonisti di questa vicenda non siano esponenti della criminalità organizzata, al contrario, sono uomini delle istituzioni. Ecco le biografie di alcuni dei protagonisti più importanti.

Gianfranco Mascazzini, ex direttore del ministero dell’Ambiente, è stato scelto per un delicato ruolo all’Aquila. In questi giorni il presidente Gianni Chiodi lo ha nominato commissario per la gestione del fondo di 40 milioni di euro disposto per contrastare il rischio idrogeologico. Non solo. Mascazzini è anche consulente, emerge dall’ordinanza, della Sogesid, la società in house del ministero dell’Ambiente e per questo si è ritenuto di disporre la misura cautelare. Eppure Mascazzini era lo stesso che nell’inchiesta Rompiballe al telefono formulava la strategia per rendere meno puzzolenti le discariche campane, gestite non a norma “Il tentativo – diceva – è di trattare con una polverina magica tipo calce che mischiata la roba da spostare la rende non puzzolente”. Nella discarica di Terzigno dovevano portare solo rifiuti trattati, ma gli impianti non funzionano, e Mascazzini ammette: “Su Terzigno pensiamo di metterci solo marmellata fritta… Il mio problema è di avere quattro carte…”. Tre anni dopo promosso per meriti sul campo, ora ai domiciliari.

Marta Di Gennaro, numero due di Guido Bertolaso, è stata già coinvolta nell’inchiesta Rompiballe. Al telefono con un uomo del commissariato che le spiegava: “Qui non ha proprio senso fare il trattamento dei rifiuti…”, Lei rispondeva: “Sì, ma rimane fra noi… non ce lo possiamo dire… ora noi dobbiamo parlare il linguaggio che parlano tutti… che è il linguaggio della vaghezza”. Ieri con le discariche e gli impianti di trattamento dei rifiuti, oggi con il percolato.

Un altro uomo finito ai domiciliari in questa ultima inchiesta è Claudio De Biasio, definito dai giudici uomo dalla ‘personalità criminale allarmante’. Già direttore del consorzio Ce4, il centro di potere di Nicola Cosentino luogo di incontro tra imprenditoria mafiosa e malaffare politico, De Biasio nel 2007 approda al commissariato di governo, come numero due di Bertolaso, una nomina al centro di un audizione secretata della commissione ecomafie. In intercettazioni e nelle deposizioni del pentito Gaetano Vassallo, De Biasio viene definito come persona ‘vicina’ ai fratelli Orsi, gli imprenditori contigui al clan dei Casalesi. De Biasio viene arrestato nel 2007 poco dopo la nomina al commissariato. Nonostante le indagini a suo carico resta nella Protezione civile con un incarico emergenziale in Puglia e poi arriva anche la promozione. Guido Bertolaso, nonostante la bufera giudiziaria (nel processo Ce4 viene assolto), lo sceglie come attuatore dell’organizzazione del G8 in Sardegna. Il vertice degli scandali, quello della cricca. Un incarico dal quale De Biasio si dimetterà ‘per depotenziare eventuali iniziative giudiziarie ai suoi danni’. Nel giugno 2009 viene coinvolto in una nuova inchiesta per i falsi collaudi ai Cdr. Cambiano le stagioni, cambiano i governi, ma Claudio De Biasio resta sempre in sella. Come questa cricca che, nonostante le pesanti ombre, ha continuato a lavorare e occupare posti decisionali nello scacchiere istituzionale. Dalle perquisizioni effettuate dagli inquirenti negli uffici di Protezione civile, prefettura e in due società (Termomeccania e Hydrogest) potrebbe emergere nuovi dettagli e l’inchiesta potrebbe allargarsi.

di Nello Trocchia