Nella posizione dei vescovi italiani riguardo all’inchiesta giudiziaria che coinvolge il premier, “non c’è contrapposizione tra l’indignazione e la pacatezza. La pacatezza riguarda il modo come affrontare i problemi che indignano”. Lo ha affermato il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, commentando il comunicato finale sui lavori del Consiglio Episcopale di Ancona. “Questi fatti – ha spiegato – ci coinvolgono, non ci vedono solo spettatori. Ci interpellano tutti: è troppo facile indignarsi senza sentirsi coinvolti. Senza la pretesa di giudicare dall’alto o chiamandosi fuori, in uno sforzo di solidarietà che coinvolge tutto e tutti”. Secondo monsignor Crociata, “da questo punto di vista dobbiamo affrontare tutto, invitandoci a vicenda ciascuno sia raggiunto come ricerca del bene di tutti. Se tale ricerca viene piegata, strumentalizzata – ha ammonito il segretario della Cei – rimane tacciabile di essere una difesa di parte. E si prolunga la difficolta’ a prendere in mano la situazione”. Serve invece “uno sforzo a superare il clima di rissa e faziosita’ per affrontare i problemi che riguardano tutti”. “Come ha detto il card. Bagnasco, da questa situazione – ha rilevato ancora Crociata – nessuno ne esce bene. Mi pare un tipo di considerazione che invita a un senso di responsabilità, a farsi carico di impegni che il momento richiede”.

Chi ha maggiori responsabilità, ha proseguito monsignor Crociata, “deve esprimere maggiore impegno per risultare esemplare nella sua vita anche quale modello per le giovani generazioni. E’ necessario fermare il disastro antropologico in tempo prima che degeneri ancora di più”.

Crociata è poi intervenuto sulla questione del federalismo. ”In ambito fiscale bisogna porre attenzione a che il federalismo non produca divari” tra una parte e l’altra dell’Italia.  “Il federalismo, nella sua concreta attuazione, è un banco di prova ed è importante – ha detto Crociata – che si ponga attenzione a tutte le esigenze a cui c’è bisogno di guardare perché il nostro Paese vada avanti. Noi insistiamo a salvaguardare l’unità e l’attenzione al territorio”. E a questo proposito, ha segnalato, “in ambito fiscale c’è il rischio che si producano elementi di divaricazione”. C’è il rischio che “una parte del Paese sia abbandonata a sé stessa”. Nello stesso tempo “siamo consapevoli che nessuno ha il diritto di attendere solo dal centro, senza impegnarsi”. Al contrario ciascuno “deve impegnarsi perché le risorse trovino impiego e ci sia un equilibrio nella distribuzione degli oneri”.