Nemmeno una leggina bipartisan votata in extremis in parlamento è servita a riabilitare i 416 presidi siciliani entrati in carica in seguito a un concorso ripetutamente dichiarato illegittimo e poi “congelati”: in base a questa leggina, infatti, il ministro Gelmini aveva indetto per loro una sorta di nuovo concorso per sanare la loro posizione. In pratica il prossimo 31 gennaio avrebbero dovuto sostenere una prova impostata su una loro autovalutazione. Ma subito è scattato un ricorso da parte degli interessati (ossia i bocciati senza che le loro prove venissero nemmeno corrette) e il presidente del Consiglio di stato siciliano ha subito provveduto in via d’urgenza a bloccare la prova farsa.

La motivazione dell’intervento si basa su un principio di valore costituzionale, ossia un concorso deve seguire regole nazionali, non può essere bandito su presupposti validi solo in Sicilia. I presidi restano dunque “congelati”. E che farà ora il ministro? Per ora tace. O meglio parla ogni giorno con comunicati diramati con assoluta disinvoltura dall’ufficio stampa del Miur per difendere il suo capo nella vicenda Ruby, ma su una questione così importante non dice una parola. E dire che la questione in ballo è il merito, ossia un suo cavallo di battaglia. Perchè si tratta di sapere se un preside promosso con prove scritte contenenti anche errori grammaticali abbia uguale diritto all’incarico di chi invece ha tutte le carte in regola per essere riconosciuto abile. Una scandalo che resta dunque congelato. Chissà fino a quando.