Parigi – Volontà sincera di “pulizia”? O una bieca manovra elettorale? In Francia i commenti si sprecano sull’annuncio (a sorpresa) di Nicolas Sarkozy: una legge sui conflitti d’interesse entro la fine dell’anno. Non solo: il provvedimento si profila decisamente severo. Tanto che sono già iniziate le polemiche all’interno dell’Ump, il partito di centro-destra, attualmente al potere. E dello stesso Presidente.

Facciamo un passo indietro. Fino all’estate 2010, una delle più difficili per Sarkozy, quella dello scandalo Woerth-Bettencourt, un groviglio di rivalità all’interno di una delle famiglie più ricche di Francia (Bettencourt, proprietaria di L’Oréal) e di connessioni con il mondo politico, con tanto di sospetti di tangenti a favore di Sarkozy e del suo partito. In quell’occasione emerse che Eric Woerth, prima ministro del Bilancio e poi del Lavoro, era anche tesoriere dell’Ump. Che era molto vicino a Liliane, l’anziana signora Bettencourt. E che sua moglie, Florence Woerth, era stata assunta come commercialista di Liliane. Un’inchiesta è ancora in corso sulla possibile esistenza di tangenti, confermate dalle intercettazioni del maggiordomo di casa Bettencourt. Non è il solo incidente di percorso di Sarkozy e dei suoi amici. Basti pensare a Henri Proglio, amicissimo del presidente, a lungo amministratore delegato di Edf (colosso pubblico dell’energia) e di Veolia (colosso privato). Oppure, recentemente, lo scandalo del Mediator, un farmaco all’origine di almeno 500 morti e prodotto dai laboratori Servier, che hanno rapporti privilegiati con Sarkozy. E che non sono mai stati seriamente indagati dalle autorità sanitarie.

Già lo scorso settembre, alle prese con gli scandali, Sarkozy aveva insediato una commissione di esperti, presieduta da Jean-Marc Sauvé. Che nei giorni scorsi ha presentato un rapporto con 29 proposte. Il presidente ha detto di voler “promuovere una vera cultura della deontologia nella vita pubblica francese”. Insomma, si farà una legge, che dovrebbe riflettere la proposta del rapporto Sauvé che i ministri, i dirigenti delle imprese pubbliche e gli alti funzionari (in tutto fra le 4mila e le 5mila persone) debbano sottoporsi a una “dichiarazione d’interessi” autocertificata, che indichi con precisione i redditi percepiti (fino a cinque anni prima), le partecipazioni finanziarie detenute in società private e gli eventuali incarichi (anche di moglie o marito). Le dichiarazioni dei ministri saranno rese note automaticamente. Inoltre la proposta prevede un rafforzamento delle incompatibilità. I ministri non potranno continuare a essere sindaci, direttori di amministrazioni o associazioni, sindacati, fondazioni e addirittura partiti. Come dire: il governo attuale è per la metà fuori regola. Non sarà neanche possibile ritrovarsi alla guida contemporaneamente di un’azienda pubblica e di un’altra privata. Secondo quanto consigliato dal rapporto Sauvé, la legge dovrà definire il conflitto d’interesse come “l’interferenza fra una missione di servizio pubblico e l’interesse privato di una persona che concorra all’esercizio di questa missione”. E’ una definizione assai rigida, che lascia aperti pochi spazi. Chi transige? “Pagherà” mediante l’ineleggibilità su un determinato periodo o vere e proprie multe. E a controllare sarà un’authority apposita, composta di magistrati.

L’annuncio di Sarkozy sta già scatenando proteste all’interno della maggioranza di governo. Perfino il premier François Fillon ha criticato le proposte di Jean-Marc Sauvé, almeno l’incompatibilità fra l’incarico di ministro e quello di sindaco, sottolineando che “è il contrario della democrazia”. Lo stesso Sarkozy, novello Robin Hood, sta generando qualche perplessità. Si sta preparando alle elezioni presidenziali del 2012? Cerca di recuperare anche così la fiducia del francese medio, ora che si trova ai minimi nei sondaggi? Sta di fatto che proprio la sera prima dell’annuncio della nuova legge, il presidente aveva incontrato all’hotel Meridien, a Parigi, 300 rappresentanti del cosiddetto Premier Cercle, il gruppo dei più ricchi donatori dell’Ump, il suo partito. Che si tassano in media per la bellezza di due milioni di euro all’anno a favore del partito. In quell’occasione Sarkozy ha ricordato la sua volontà di eliminare l’Isf, la tassa sul patrimonio, che esiste in Francia e che colpisce i più ricchi. No, forse Sarkozy non ha davvero cambiato politica.