“Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo l’antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo”. Comincia così il racconto della testimone C. che l’Espresso pubblicherà domani. C. vuole restare anonima, perché, dice, “non vuole essere associata a escort e simili”. La sua testimonianza, però, è ricca di dettagli, in tutto e per tutto simili a quanto raccontato alla procura e depositato negli atti inviati alla Camera da Maria MaKdoum, la danzatrice del ventre che si dirà “inorridita” dopo avere visto con i propri occhi una serata ad Arcore. Nelle parole di C. c’è questo, ma anche qualcosa di più: la ricostruzione visiva della sala del bunga bunga.

Andiamo con ordine. C frequenta i locali che contano per farsi notare: “A Milano ci sono dei locali frequentati abitualmente da quel giro”, racconta, “ristoranti come Giannino e Il Bolognese, club come l’Hollywood e il Just Cavalli”. Una sera, racconta, un imprenditore del settore auto di lusso le dice: “Ti faccio conoscere lui”. Lei non ci crede finché non succede davvero. Dopo la cena, condita da regali, si scende nella sala. Sulla destra – dice l’Espresso – c’è la statua di un cavallo azzurro a grandezza naturale, posizionata vicino al bancone del bar. Una porta laterale si apre verso la piscina. Al centro del locale è piantato il palo da lap dance, intorno ci sono le poltrone e un pianoforte. “Sul lato sinistro – dice C – erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna”. Poi comincia il divertimento: “Vestite da poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le baciava senza dire nulla, come per testarle”. Dopo un po’ C ne avrà abbastanza “vista la piega” da tornarsene a casa. Non così, dicono le carte, la penseranno altre ragazze.

Ma l’Espresso ricostruisce anche i legami tra il Ruby-gate e il fallimento della Lm di Lele Mora. Fatti differenti ma tenuti assieme dal denaro. In sostanza i magistrati milanesi scoprono che il manager dei vip si è portato via tre milioni di euro dalle casse della società fallita. Non è finita. I cronisti dell’Espresso annotano nuovi particolari: il curatore fallimentare della società, Salvatore Sanzo, studiando le carte contabili ha scoperto che Mora usava l’azienda come una sorta di bancomat. Tanto che risultano prelievi fino a 2,8 milioni di euro e uno scoperto finale di un milione e 200mila euro. Contemporaneamente il fisco reclama un arretrato da 15 milioni.

Così davanti al baratro della bancarotta, che arriverà a breve, l’idea dei soci è quella di mettere all’asta tutti i beni, compresi i gioielli immobiliari, formalmente intestati ai figli Mirko e Diana. Nel frattempo rischia la chiusura anche Lm productions, società che gestisce la scuderia di Mora. Tra i soci dell’impresa compare anche Andrea Carboni, figlio del faccendiere Flavio recentemente coinvolto nell’inchiesta sulla nuova P2.

Il vero rischio per Mora, però, restano gli appartamenti per lo più gestiti dalla Diana Immobiliare controllata dalla lussemburghese Feva investiments. Per questo, i giornalisti del settimanale, si mettano a spulciare gli atti dal fallimento. Capiscono che l’immobiliare Diana è proprietaria di sei appartamenti: gran parte del palazzo di viale Monza 9, dove Mora ha il suo quartier generale, una casa da 14 vani in via Battaglia (zona Loreto) e un’altra da 12 più box in via Meda. La vendita avviene. E finisce, secondo l’Espresso, in mani amiche. Tra queste una società lussemburghese che, si legge, “fa capo a Giovanni Semeraro, mister Aiazzone” e la bresciana Franciacorta “schermata dalla Fiduciaria Aletti, ma a gestirla sono manager legati sempre a Semeraro e allo stesso Mora”.

Ora ecco il collegamento con il Rubygate. La Lm management fallisce l’11 giugno 2010. Pochi giorni prima, tra il 27 e il 28 maggio, si è già consumata la famosa notte in questura con il fermo di Ruby, la telefonata di Berlusconi ai vertici di via Fatebenefratelli e l’affidamento al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti. Mora, intanto, fa di tutto per salvare la società. Ma è tutto inutile. I soldi non ci sono e lui non sembra in grado di trovarlo.

Tra il 2 e il 3 luglio 2010, Ruby viene interrogata. Berlusconi verrà a saperlo in poco tempo. E’ probabilmente in questo periodo che la figura di Mora torna in auge. Il suo ruolo nell’affaire festini è infatti decisivo. Passa un mese, notano i giornalisti dell’Espresso, e Mora con l’amico e co indagato Emilio Fede, riesce finalmente a trattare un prestito con Silvio Berlusconi. Nelle  intercettazioni si parla di tre versamenti con assegni circolari, per un totale di 1,2 milioni di euro. Dato confermato dallo stesso Berlusconi che in uno dei suoi discorsi difensivi ammette di aver prestato denaro allo stesso Mora.